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Manifesto #SalviamoDonneAfghane

Il 18 agosto 2021 il  Dipartimento #DonneUnite e l’Osservatorio anti violenza del Movimento Uniti per Unire (UxU) formato da centinaia di donne di tutti i continenti e di ogni religione (cristiane,musulmane ,ebree, ortodosse ,laiche di altre religioni) in collaborazione con dell’Associazione Medici di origine straniera in Italia (Amsi), l’Unione Medica Euro Mediterranea (UMEM), Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), CILI-ITALIA, Emergenza Sorrisi, European Women For Human Rights (EWHR), Mede@, Federformazione, Nuova Organizzazione Imprese, Parlamento del Mediterraneo, Saint Peter and Paul University School e Camera Penale Militare, Associazione culturale nazionale comunità afghana in Italia,  Nuove Frontiere del Diritto e il Movimento internazionale Transculturale interprofessionale Uniti per Unire (UXU) hanno lanciato il manifesto internazionale #SalviamoDonneAfghane per il rispetto del loro ruolo professionale e nella società.

Le associazioni hanno dichiarato “assistiamo all’avanzata dell’esercito talebano in Afghanistan mentre da Kabul invasa giungono le prime immagini e le prime notizie di terribile violenza agita contro la popolazione tutta e, in particolare, contro le donne”. Dopo la presa di Kabul i combattenti hanno infatti iniziato a perquisire le case in cerca di giovani donne da dare in premio ai combattenti e di persone che hanno collaborato con gli stranieri in modo da giustiziarle. 

Le associazioni inoltre denunciano la tragedia “delle giovani afghane cresciute nell’ultimo ventennio godendo di una serie di diritti, almeno sulla carta, tra cui quello all’istruzione e quello contro la violenza”. La situazione per le donne in Afghanistan era ancora difficile e piena di ostacoli ma il governo stava tentando l’attuazione di piani contro la discriminazione delle donne e per garantire l’accesso all’istruzione. A titolo d’esempio, nel quinquennio 2013-2018 si era riuscito a diminuire del 10% la pratica dei matrimoni precoci, prima causa dell’abbandono scolastico delle bambine e pratica pericolosa per la loro salute psicofisica. Seppure rimanesse un pratica molto diffusa si è trattato di un segnale positivo tra le molteplici difficoltà.

Questi piccoli ma importanti passi peró rischiano di essere cancellati in pochi giorni nonostante le dichiarazioni dei talebani ai media internazionali dove si dice che verranno rispettati i diritti delle donne ed il loro accesso all’istruzione. Milioni di donne rischiano di perdere le loro libertà personali e i loro diritti fondamentali. I bersagli principali dei talebani sembrano essere le donne maggiori di 12 anni da prendere in sposa e le donne lavoratrici ed imprenditrici da uccidere, torturare o annichilire.

Per questi motivi le associazioni richiedono un forte no alla violenza sulle donne, un forte no alle discriminazioni femminili ed un forte no alle costrizioni per donne e bambini in nome dei diritti umani e dei principali trattati internazionali.

Il manifesto è una risposta diretta alle donne afgane che hanno lanciato il loro grido d’allarme alle associazioni ed ai movimenti tramite i medici e giornalisti afghani e tramite telegram. Una risposta diretta a quelle donne che chiedono aiuto e si sentono tradite, abbandonate e non protette.  Una risposta diretta a quelle donne che non credono al volto “nuovo e umano” che paventano i talebani con le loro promesse.

Le associazioni pertanto chiedono che l’Italia e tutta l’Europa agiscano tempestivamente per portare soccorso alle donne afghane, alle bambine ed alle attiviste che hanno collaborato con i paesi occidentali per combattere la violenza talebana. 

Per questo le associazioni si auspicano che vengano immediatamente attivati corridoi umanitari internazionali per mettere in salvo tutte le donne afghane ed i loro eventuali bambini, perchè in quanto “single, professioniste, insegnanti, intellettuali, artiste e attiviste” sono anche “oggetto di rastrellamenti, violenze, stupri, schiavitù sessuale e interdizioni dalle loro attività lavorative“. Le associazioni inoltre richiedono che venga data prioritariamente assistenza alle bambine, che vedono violati i loro diritti fondamentali all’istruzione, alla cura, alla tutela da ogni forma di sfruttamento sessuale e da ogni forma di violenza.

Il manifesto infine dichiara che quelle donne che rischiano di essere sequestrate, perseguitate od uccise devono continuare il loro impegno come medici, giornaliste, professioniste, insegnanti, sia nella politica, sia nelle Università, sia nel mondo del lavoro professionale. Davanti a tutto ciò i governi di tutto il mondo non possono voltare le spalle.

Large Movements si unisce all’appello di queste associazioni e continuerà con ogni mezzo a disposizione a tenere alta l’attenzione sulla drammatica condizione delle donne afghane così da aumentare la pressione sui governi occidentali affinché il grido disperato di queste ragazze, bambine, donne in generale non venga soffocato ancora una volta dal regime dei Talebani.

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Martina Bossi

Presidente Large Movements APS

Rainer Maria Baratti

Vice-presidente Large Movements APS | Climate Change e Migration Specialist | Dottore in Relazioni Internazionali | Blogger in Geopolitica, Geoeconomia e tematiche Migratorie | Referente LM Environment

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