Referendum 2025: perché il quesito sulla cittadinanza è uno spartiacque storico?

Montaggio ironico con le schede del referendum popolare, un labirinto con la scritta 'referendum' e i personaggi di Harry Potter, usato per illustrare la complessità del referendum sulla cittadinanza 2025 e il ruolo delle fake news nella disinformazione.

L’8 e 9 giugno 2025 si vota un referendum composto da cinque quesiti, uno di questi potrebbe cambiare le regole sull’accesso alla cittadinanza italiana. Ma cosa dice davvero il quinto quesito? Perché se ne parla così poco? E quali sono le bufale da smontare?

Cosa si vota: 4 quesiti sul Lavoro e 1 sulla cittadinanza

Il prossimo weekend saremo chiamati a votare un referendum importantissimo, composto da cinque quesiti in totale. Quattro di questi propongono di modificare la normativa sul lavoro mirando a contrastare il precariato, aumentare le tutele in caso di licenziamento illegittimo e quelle in caso di incidente sul lavoro, il quinto invece riguarda l’accesso alla cittadinanza.

Molte persone ancora non sanno che cosa si vota o che effetti potrebbero avere la vittoria del “Sì” o del “No per ciascuno di questi quesiti. Per questo motivo sui nostri canali social abbiamo preparato un breve schema per poterci orientare più consapevolmente sulla scelta di voto.

In ogni caso, il quesito che rappresenta veramente una svolta storica per il nostro Paese, che ci consentirebbe di adeguarci agli standard europei, è il quinto: quello che riguarda la cittadinanza. Questo propone di diminuire gli anni di residenza stabile sul territorio italiano dello straniero maggiorenne, dagli attuali 10 a 5 anni, al fine di poter richiedere la cittadinanza italiana.

Non solo, il quinto quesito del referendum propone di estendere la cittadinanza acquisita dal genitore anche ai figli minorenni, andando formalmente a riconoscere quanto è già realtà per 1 milione 316 mila ragazzi di seconda generazione (che rappresentano il 13% della popolazione di 0 – 17 anni): questi ragazzi sono italiani a tutti gli effetti!

Il grande silenzio istituzionale e il richiamo dell’AGCOM

Di tutto ciò purtroppo se ne è parlato poco, pochissimo: contrariamente a quanto si è fatto per gli altri referendum, in questi mesi c’è stato un silenzio assordante da parte della politica e dei media. La situazione è così grave che lo scorso 13 maggio l’Agcom si è vista costretta ad intervenire pubblicando un comunicato stampa richiamando la RAI e tutti gli altri media nazionali a garantire adeguata copertura al referendum. Nello stesso comunicato, l’Agcom aggiunge poi che la RAI, in qualità di servizio pubblico, ha il dovere imprescindibile (deliberato anche dalla Commissione parlamentare) di informare correttamente ed in maniera imparziale i cittadini sui vari quesiti.

Questo richiamo dell’Autorità per la Garanzia nelle Comunicazioni però, non ha prodotto grandi cambiamenti.

Per questo motivo, il Comitato promotore del referendum lo scorso 27 maggio ha inviato una lettera di diffida alla Commissione di vigilanza della RAI perché questa non ha rispettato quanto previsto dal proprio Regolamento dal momento che non ha:

  • riconosciuto al Comitato gli spazi dovuti per spiegare i quesiti;
  • regolato i tempi ed i modi per un vero dibattito pubblico democratico;
  • fornito una sufficiente ed imparziale informazione sull’argomento, ricalcando il richiamo dell’Agcom

Il ruolo della disinformazione e la strategia dell’astensione

Per paradosso dobbiamo (forse e non troppo) ringraziare La Russa e la maggioranza per aver acceso il dibattito sul referendum. Per poterne sentir parlare, sui telegiornali nazionali (e non solo) abbiamo dovuto aspettare che si accendesse la fiamma della polemica politica: quando gli esponenti di governo e della maggioranza tutta hanno iniziato ad invitare all’astensionismo al fine di non raggiungere il quorum del 50%+1 degli aventi diritto, necessario per poter ritenere il referendum valido. In questo modo, indipendentemente da cosa verrà espresso alle urne, non verrà prodotto alcun tipo di effetto.

Come Large Movements APS ha più volte sostenuto, in questa delicata fase storica, è fondamentale continuare a votare e non lasciar dilagare dentro di sé quel senso di sfiducia in un possibile cambiamento e nella politica in generale che, a tratti e con varie intensità, colpisce tutti noi. Continuare ad esprimere il proprio parere, sia anche di dissenso, è fondamentale per garantire che non si scivoli sempre più verso un’oligarchia di fatto.

Per questo rinnoviamo l’appello ad andare a votare, senza dare indicazioni di posizionamento ma, con riferimento al quinto quesito ci sentiamo in dovere di fare un po’ di debunking dato che nelle ultime settimane sono state diffuse, anche da esponenti politici e di governo, una serie di notizie false che potrebbero influenzare notevolmente la decisione in merito al quesito.

Votare informati: il nostro kit contro le fake news

Per aiutarti a districarti tra le varie dichiarazioni, ecco quindi il nostro kit di difesa contro le fake news, che potrebbe aiutare voi, amici e parenti a valutare al meglio come votare al prossimo referendum:

“Il referendum di cittadinanza farà aumentare l’immigrazione clandestina”

Meme con Hermione Granger sorpresa e la scritta 'wow, esperto in correlazioni statistiche', usato per smentire la fake news sul referendum cittadinanza 2025 e la presunta correlazione con l’aumento dell’immigrazione clandestina.

Dando la possibilità di richiedere la cittadinanza solo a quei cittadini residenti legalmente sul territorio, che pagano regolarmente le tasse e che non hanno carichi penali pendenti, questo referendum non può materialmente intaccare i numeri dell’immigrazione irregolare.

I soggetti destinatari della proposta normativa e gli immigrati irregolari hanno in comune solo le apparenze estetiche, che purtroppo nel nostro Paese spesso sono l’unico aspetto sul quale ci soffermiamo. 

“Agli italiani non ci pensa più nessuno”

Meme con Harry Potter e la scritta ‘OK…’, usato per rispondere con ironia alla fake news sul referendum cittadinanza 2025 secondo cui 'agli italiani non ci pensa più nessuno'

Secondo l’OCSE, entro il 2050 il numero dei cittadini inattivi sarà maggiore dei lavoratori. Ma che effetto ha sulla realtà questo dato?

Si realizzerà un sempre più grave squilibrio nell’offerta di servizi pubblici quali, ad esempio, sanità e pensione: aumenterà il numero di coloro che ne avranno bisogno a fronte di una drastica riduzione di coloro che possono effettivamente finanziarli (tramite contributi e tasse).

Garantire la cittadinanza a chi è nato in Italia o che vi risiede legalmente da almeno 5 anni, vuol dire aumentare sostanzialmente il numero di lavoratori che contribuiscono attivamente al funzionamento dei servizi statali. Chi patriotticamente vuole che si “torni a pensare” agli italiani è il primo a dover firmare!

“La cittadinanza italiana ormai la si dà a chiunque, anche se non sa l’italiano”

Meme con Severus Piton e la frase ‘Dovremmo controllare anche se ha gli stessi occhi della madre’, usato per smontare la fake news sul referendum cittadinanza 2025 secondo cui la cittadinanza verrebbe concessa senza requisiti come la conoscenza dell’italiano

I requisiti per richiedere la cittadinanza non cambiano, si riduce solo il numero di anni di residenza sul territorio necessari per presentare domanda. Tra i requisiti da sempre sussistenti, e che rimangono anche in questo caso, ci sono: conoscenza della lingua italiana, possesso di un reddito adeguato, regolarità nel pagamento delle tasse e dei contributi, l’assenza di minacce alla sicurezza.

Forse queste critiche sono rivolte a quelle società italiane che si adoperano attivamente affinché venga concessa la cittadinanza a sportivi ultra-famosi, così da veder aumentare la propria competitività sul mercato, indipendentemente dalla conoscenza della lingua o dalla continuità della residenza in Italia. In sintesi le regole rimangono: è fondamentale sapere l’italiano (e possedere tutta una serie di altri requisiti) per prendere la cittadinanza, a meno che non sei forte a calcio!

“I bambini non hanno bisogno di altri diritti, li hanno già tutti”

Meme con Voldemort e la frase ‘Maledetti bambini, con tutti questi diritti… voglio vedervi alla mia età’, usato per smontare la fake news sul referendum cittadinanza 2025 secondo cui i bambini non avrebbero bisogno di ulteriori diritti.

Non avere la cittadinanza vuol dire non poter viaggiare liberamente per cui, a differenza dei loro compagni di classe, i bambini con genitori stranieri potrebbero non svolgere i periodi di studio all’estero, andare in gita con la classe, partecipare a competizioni sportive fuori dai confini nazionali. E poi come facciamo a posizionarci tra le migliori nel medagliere?

“L’Italia è il Paese europeo che concede più cittadinanze”

Meme con Piton che forza Harry e Ron a leggere, accompagnato dalla frase ‘Leggete meglio e fino in fondo!’, usato per smentire la fake news sul referendum cittadinanza 2025 secondo cui l’Italia sarebbe il Paese europeo che concede più cittadinanze, fraintendimento diffuso dei dati Eurostat.

Anche stavolta, come tante altre occasioni in cui saper leggere correttamente i dati si è rivelato fondamentale per avere contezza di un tema, l’errore nasce dalla lettura parziale di un report Eurostat.

L’Ufficio Statistico dell’Unione Europea ha dichiarato che l’Italia è tra i Paesi con il maggior numero di cittadinanze concesse (insieme a Francia, Germania e Spagna) e questo è bastato per aizzare le polemiche.

L’istituto continua però dicendo che, per poter capire quale Paese concede più cittadinanze, non ci si può basare solo sul numero concreto di quelle concesse. Bisogna invece, incrociare questo dato con il numero di persone di origine straniera residente sul suolo nazionale.

Se aggiungiamo questo fattore quindi, ecco che il tasso di cittadinanze concesso dall’Italia è pari al 4,2%: inferiore addirittura a Paesi come Romania, Svezia e Paesi Bassi.  

“Il referendum non è lo strumento migliore per affrontare la questione”

Meme con Piton, McGranitt e Silente che applaudono ironicamente, accompagnato dalla frase ‘Bravo, anche esperto giurista’, usato per smentire la fake news sul referendum cittadinanza 2025 secondo cui il referendum non sarebbe uno strumento adeguato per affrontare il tema della cittadinanza.

Per quanto il referendum sia uno strumento indubbiamente più debole rispetto ad una legge, è l’unico rimasto. Sono più di 10 anni che si discute del tema in Parlamento, senza mai arrivare ad una definizione della questione.

Anzi, quest’anno si è raggiunto l’apice con Forza Italia che prima presenta una proposta di legge sullo Ius Scholae e poi vota contro, facendo svanire la maggioranza per l’approvazione di una nuova legge e lasciando interdetti anche i propri elettori, sebbene abituati ad un partito non sempre coerente con sé stesso.

Conosci qualcuno che ha ancora dubbi sui referendum? Condividi l’articolo, parla con chi ti sta intorno, e vota l’8 e 9 giugno.

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Presidente Large Movements APS

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