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SINTESI EVENTO 19 GIUGNO ORGANIZZATO DA UNIRE E CSV LAZIO IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DEL RIFUGIATO

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Introduce Syed Hasnain, Presidente UNIRE

Syed Hasnain delinea sin da subito gli obiettivi generali dell’intera giornata:

  1. Mettere in risalto come la partecipazione attiva dei rifugiati nel dibattito pubblico sia elemento imprescindibile per lo sviluppo effettivo di una società realmente inclusiva, che non può più prescindere dal tenere in considerazione i bisogni di intere categorie di persone che costituiscono parte del tessuto sociale italiano;
  2. Sottolineare come il coinvolgimento attivo dei rifugiati in ogni ambito li riguardi, anche per via indiretta, permette di sviluppare soluzioni innovative che tengano conto dei bisogni di tutti e che contribuiscano a realizzare quel cambiamento sociale e culturale necessario per affrontare le sfide attuali e future

PANEL 1:

Accesso alla protezione dai conflitti: un diritto per tutti o un privilegio per pochi?

Punti salienti intervento Carlotta Sami, Portavoce UNHCR

  • Fornisce una fotografia completa ed attuale della situazione dei rifugiati nel mondo citando il Rapporto annuale di UNHCR “Global Trends 2021”, visionabile qui;
  • Nel 2021 il numero di rifugiati e sfollati nel mondo ha superato la soglia dei 100 milioni;
  • Tra le maggiori cause che stanno determinando la fuga forzosa delle persone
  1. Guerra in Ucraina
  2. Crisi in Sahel
  3. Crisi in Venezuela (in questo caso i rifugiati scappano maggiormente nei Paesi limitrofi, anziché raggiungere l’UE)
  4. Crisi in Afghanistan
  5. Cambiamenti climatici
  6. Crisi del grano ed innalzamento dei prezzi delle materie prime
  • Sottolinea come uno dei principali problemi moderni che sta determinando una sempre più profonda disparità di trattamento dei rifugiati a seconda della loro provenienza geografica, è l’estrema parzialità dell’informazione. I media, infatti, si focalizzano solo sulle crisi – o su alcuni aspetti di queste – che impattano direttamente in Occidente;

Esempio concreto: la narrazione del conflitto in Ucraina ha del tutto cancellato dai palinsesti alcun tipo di riferimento alla situazione in Afghanistan, che fino a poco prima veniva invece coperta anche dai media nazionali;

Effetti diretti dell’approccio eurocentrico dei media: completa ignoranza dei contesti di provenienza dei rifugiati che, a sua volta, contribuisce sia alla diffusione di pregiudizi e xenofobia che al consolidamento del concetto che esistano rifugiati di “serie a” e di “serie b”;

Effetti indiretti (i.e. in ambito politico) dell’approccio eurocentrico dei media:

  1. deviazione della maggiorazione degli aiuti umanitari ed economici, necessari per la sopravvivenza della popolazione e per la ricostruzione successiva (che permetterebbe a molte persone attualmente in fuga di far rientro nel proprio Paese), verso contesti percepiti come più “vicini” all’Occidente, sia per provenienza geografica che culturale;
  2. attivazione di strumenti legali di tutela delle persone in fuga per favorirne l’accoglienza e l’inclusione nel tessuto sociale europeo ed italiano mai attivati prima d’ora, sebbene già esistenti ed a parità di condizioni
  • Proposte di advocacy: per poter far pressione sui governi occidentali affinché si avvii una serie e definitiva operazione di riequilibrio generale, bisogna lavorare così da aumentare la sostenibilità – sia in termini sociali che ambientali – degli interventi che l’UNHCR fa in supporto all’agricoltura ed all’allevamento locali

Punti salienti intervento Piera Francesca Mastantuono, Giornalista ed assistente al coordinamento presso Carta di Roma

  • Per arginare la deriva eurocentrica e parziale che sta sempre più caratterizzando il mondo del giornalismo, l’associazione Carta di Roma ha redatto due testi, in seguito approvati dall’Ordine Nazionale dei Giornalisti, che oggi sono due degli strumenti più validi a disposizione della società civile per responsabilizzare le testate ed i giornalisti stessi:
  1. il Codice Deontologico adottato nel 2008
  2. il Testo Unico dei Doveri del Giornalista, adottato nel 2016
  • Una delle cause direttamente attribuibile ai media che contribuisce a formare un’opinione pubblica sempre più tendente a dividere i rifugiati in di “serie a” e di “serie b” è l’utilizzo improprio dei termini.

Esempio concreto: quando ci si riferisce ai rifugiati ucraini non si parla mai di “invasione”, termine che invece viene continuamente riproposto con riferimento a tutti gli altri rifugiati di altre nazionalità. In quest’ultimo caso, si parla anche di “sbarchi” quando sarebbe molto più opportuno parlare di “approdo”;

Effetto diretto dell’uso improprio dei termini: termini come “invasione” e “sbarco” sono termini che appartengono ad un gergo militare e che hanno quindi l’effetto di creare artificialmente e senza alcun reale fondamento un bisogno di sicurezza nell’inconscio dell’opinione pubblica;

Effetto indiretto dell’uso improprio dei termini: 

  1. approvazione di politiche sempre più volte alla securitizzazione del territorio europeo, con il conseguente aumento delle violazioni dei diritti umani;
  2. disparità di trattamento dei rifugiati sulla base della mera provenienza geografica
  • Proposte di advocacy: c’è necessità di fare rete per:
  1. aumentare il monitoraggio del rispetto del Codice Deontologico e dei principi contenuti nel Testo Unico dei Doveri del Giornalista;
  2. confrontarsi sulle best practices di divulgazione di notizie in grado di raggiungere un pubblico il quanto più possibile differenziato e vasto;
  3. aggiornare costantemente i termini e gli approcci che potrebbero determinare un’illegittima discriminazione e/o quelli che direttamente concorrono a diffondere fake news sul fenomeno migratorio;
  4. proporre nuove sanzioni disciplinari connesse alle violazioni dei principi contenuti nel Codice Deontologico, che tengano conto delle trasformazioni che l’era digitale ha realizzato in ambito giornalistico, a seguito delle quali alcune delle sanzioni attualmente esistenti risultano obsolete e poco efficaci

Punti salienti intervento Yagoub Kibeida, Direttore esecutivo associazione Mosaico e membro direttivo ECRE (European Council on Refugees adn Exiles)

  • Sebbene vi sia una disparità di trattamento innegabile tra i rifugiati ucraini ed il restante, non si deve parlare di “guerra tra poveri”. Le associazioni di rifugiati presenti in Italia, infatti, si sono da subito attivate per fornire assistenza di ogni genere alle persone in fuga dall’Ucraina (per un esempio concreto, si rimanda a questo link)
  • Denuncia che la guerra in Ucraina ha messo in luce quello che non può che essere definito razzismo istituzionalizzato
  • Proposta di advocacy: è necessario far pressione sulle istituzioni affinché gli strumenti legali e di inclusione prontamente adottati per fronteggiare il dramma dei rifugiati ucraini vengano ora messi a disposizione di tutti i rifugiati, senza distinzioni basate su un mero criterio geografico

PANEL 2:

Accesso alle vie sicure e legali per le persone in fuga da un conflitto

Punti salienti intervento Yagoub Kibeida, Direttore esecutivo associazione Mosaico e membro direttivo ECRE (European Council on Refugees and Exiles)

  • Le vie legali sono fondamentali per ridurre i fenomeni dei respingimenti e delle morti in mare e via terra
  • Con Mosaico hanno contribuito all’ideazione di due progetti che hanno come obiettivo quello di creare ulteriori canali d’accesso legali:

1) Progetto “Pagelle in Tasca”, promosso da Intersos in collaborazione con Unhcr;

2) Un progetto europeo con 14 partner provenienti da 7 Stati Membri che mira a creare canali di migrazione legale nuovi, rafforzando quelli esistenti, per coloro che necessitano di protezione internazionale

  • Entrambi i progetti tentano di rispondere alle due problematiche principali che devono essere ben presenti quando si affronta la tematica delle vie di accesso legali in Europa:

1) il numero di persone che possono accedere al corridoio umanitario è molto basso;

2) i governi molto spesso non promuovono né stimolano l’avvio di progetti simili a quelli presentati al Panel per timore di scontrarsi con l’opinione pubblica (a sua volta influenzata dalla narrativa distorta diffusa dai media, come abbiamo visto nel primo panel)

  • Proposte di advocacy: c’è bisogno che altre associazioni della società civile, sulla base dell’esperienza dei progetti presentati nel Panel, ideino e promuovano proposte progettuali similari volte a:

a) Istituire canali alternativi di arrivo attraverso, ad esempio: l’attribuzione di visti per studio ai minorenni, l’apertura di maggiori corridoi umanitari, l’erogazione di visti per motivi umanitari

b) Stimolare il dialogo e lo scambio strutturato con tutte le parti istituzionali e della società civile che possono ideare e gestire ulteriori forme di accesso legalic) Implementare metodi sempre più efficaci ed innovativi volti a migliorare il monitoraggio e la valutazione di progetti già esistenti

 Punti salienti intervento Monica Attias, Responsabile corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio

  • Il termine “corridoio umanitario” è spesso usato per definire concetti differenti. Il protocollo sottoscritto tra le associazioni e il governo italiano, chiamato “Corridoi Umanitari” non prevede una vera e propria evacuazione, (anche se il ponte aereo viene usualmente definito anche nei media come corridoio umanitario);  l’evacuazione spetta al governo: la società civile non potrebbe mai farsene carico perché non ha le necessarie risorse. Il protocollo “Corridoi Umanitari” invece  è un progetto sviluppato in cooperazione con il Paese di prima accoglienza e che si sostanzia in due fasi:

1) la costruzione di percorsi di uscita legale e sicura dal Paese di prima accoglienza verso un Paese membro dell’Unione Europea

2) l’ideazione di percorsi di integrazione nel Paese membro che ospiterà i beneficiari

  • L’esiguità del numero totale di persone portate in salvo tramite i corridoi umanitari dipende sia dalle risorse che possiedono le parti coinvolte nel progetto (che è interamente autofinanziato dalle stesse) che dalla capacità di accoglienza della società civile del Paese ospitante. Per questo motivo, questi progetti sono da sempre pensati come una sorta di “progetto pilota” che serve per far pressione sul governo affinché intervenga in un determinato dramma umanitario, oltreché per garantire che almeno una parte delle persone a rischio venga effettivamente aiutata ad uscire dal contesto insicuro in cui si trova
  • Una delle maggiori differenze tra il corridoio umanitario e l’evacuazione è che nel primo il beneficiario viene seguito in ogni momento del percorso: dalla selezione al momento in cui lo stesso non diventa effettivamente autonomo nella società ospitante (momento che varia di caso in caso, a seconda della specifica situazione individuale ma che potrebbe essere generalmente delineato come il momento in cui la persona gode degli stessi diritti di un cittadino europeo che versa nella sua stessa situazione, con tutte le opportune differenze del caso)
  • Il criterio utilizzato per individuare i beneficiari dello specifico corridoio umanitario è la vulnerabilità quindi, ad esempio: coloro che si sono distinti per l’impegno civile e sociale e che per questo rischiano la vita, madri nubili con bambini, vittime della tratta, vittime del traffico di organi, anziani, disabili
  • Proposte di advocacy:

a) bisogna fare attenzione a calcolare i tempi del processo di inclusione tenendo conto del tipo di vulnerabilità specifica dell’individuo perché, proprio per la peculiarità della situazione in cui versa il beneficiario di corridoio umanitario, non possono applicarsi i tempi che generalmente sono ravvisabili in situazioni di non vulnerabilità

b) si deve far pressione affinché il legislatore inquadri normativamente lo strumento dei corridoi umanitari ed altri canali di uscita legali

c) si deve reintrodurre il sistema della “community sponsorship”, sulla scorta dell’esempio canadese

Punti salienti intervento Sediqa Mushtaq, Presidente Associazione Donne per le donne

  • L’intervento si focalizza sulla missione dell’associazione, fondata da un gruppo di donne evacuate dall’Afghanistan a seguito della presa di Kabul dello scorso 15.08.2022 
  • La mission di Donne per le Donne è aiutare e supportare le donne rifugiate in Italia ma anche (e in questa prima fase soprattutto) le donne afghane rimaste in Afghanistan, individuando i canali legali per farle uscire dal Paese in sicurezza
  • Proposte di advocacy: è necessario aumentare il networking tra associazioni italiane ed associazioni di rifugiati per riuscire a sviluppare una società più inclusiva. In via del tutto esemplificativa, specifica che i maggiori punti su cui bisogna focalizzare l’azione sono:

a) Barriera linguistica

b) Cura della salute fisica e mentale, con un particolare focus su quest’ultima

c) Accesso ai servizi sanitari e riproduttivi

d) Riconoscimento dei titoli di studio

Punti salienti interventi Siid Negash, Associazione Next Generation Italy

  • Ci racconta di una particolare tipologia di corridoi umanitari attraverso il racconto del progetto UNICORE, volta a creare dei corridoi universitari
  • L’obiettivo di questa tipologia di strumento è duplice:

a) Fornire un ulteriore strumento per l’accesso legale e sicuro in Europa

b) Sdoganare, attraverso il focus sul riconoscimento del diritto allo studio, lo stereotipo dei rifugiati come fardelli che pesano sulla società ospitante

  • Proposte di advocacy: le università pubbliche che aderiscono al progetto dovrebbero uniformare i loro standard perché in alcune non è attualmente possibile sostenere esami se si è presentata richiesta di asilo durante il percorso di studi mentre in altre sì, creando una disparità di trattamento tra i beneficiari dello stesso progetto

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Presidente Large Movements APS

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