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6 Febbraio – Giornata Internazionale contro le Mutilazioni Genitali Femminili: raccontare “il taglio” con la voce delle donne

La Giornata mondiale contro le Mutilazioni Genitali Femminili (MGF), che cade nel giorno di oggi, è stata adottata per la prima volta nel 2012 dall’Assemblea Generale dell’ONU con la risoluzione 67/146. Secondo l’OMS, si può definire MGF qualsiasi procedura che comporta “l’asportazione parziale o totale dei genitali femminili esterni o altre lesioni degli organi genitali femminili per motivi non medici”. Le MGF rientrano tra le cosiddette harmful practices o pratiche abusive: come esaurientemente spiegato dalla raccomandazione generale n. 31 adottata congiuntamente dal Comitato sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne (CEDAW) e dal Comitato ONU per i diritti dell’infanzia (CRC) il 14 novembre del 2014, si tratta di una particolare categoria di pratiche, generalmente di stampo tradizionale e dunque culturalmente radicate, di cui si discute in numerosi strumenti internazionali.

Anche quest’anno, Large Movements unisce la propria voce a chi si oppone con forza a questa pratica disumana che colpisce, nel mondo, donne di ogni estrazione e condizione, ma in particolar modo i gruppi sociali più vulnerabili, tra cui le donne migranti. Seppur il fenomeno ci sembra così distante e estraneo, le MGF colpiscono anche le donne che mettono piede all’interno della “Fortezza Europa”, sebbene i sistemi nazionali degli Stati Membri abbiano messo al bando la pratica. Secondo una ricerca dell’Istituto Europeo per l’Uguaglianza di Genere (EIGE) riguardo le stime del numero di ragazze a rischio di MGF in Danimarca, Spagna, Lussemburgo ed Austria, nel 2021, il numero assoluto di ragazze a rischio è aumentato poiché è aumentato il numero di ragazze provenienti da Paesi che praticano la MGF che arrivano in Europa.

Le donne in cerca di asilo sono la categoria più a rischio in tutti i Paesi coinvolti nell’indagine, raggiungendo il 37 % in Danimarca, il 19 % in Lussemburgo e il 31 % in Austria. Dei quattro Paesi oggetto dello studio, infine, solo il Lussemburgo riconosce formalmente le MGF come motivo di asilo.

Framework normativo di riferimento

A livello internazionale, sono numerosi i riferimenti normativi che vietano l’utilizzo di queste pratiche, riconosciute come una violazione dei diritti umani delle donne e ragazze che le subiscono: l’articolo 5, lettera a) della  Convenzione per l’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne del 1979 impone agli Stati di adottare ogni misura necessaria per “modificare i modelli socio-culturali di comportamento degli uomini e delle donne, al fine di conseguire l’eliminazione dei pregiudizi e delle pratiche consuetudinarie o di ogni altro genere che sono basate sull’idea dell’inferiorità o della superiorità dell’uno o dell’altro sesso o su ruoli stereotipati per gli uomini e per le donne”.        

Ancora, la Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza del 1989 – rilevantissima in questo caso, considerando il dato per cui le istanze di MGF riguardano prevalentemente bambine da 0 ai 15 anni d’età – contiene previsioni che si possono ricondurre alle mutilazioni negli articoli 19, 34 e 36, che definiscono la tutela contro ogni forma di violenza, di oltraggio o di brutalità fisiche e mentali, inclusa la violenza sessuale (art. 19) e da tutte le forme di sfruttamento sessuale (art. 34) ed ogni altra forma di sfruttamento pregiudiziale al benessere del minore considerato in ogni suo aspetto (art. 36).

Dal 2015 poi, alle MGF è dedicato il target 5.3 dell’obiettivo di sviluppo sostenibile n. 5, che riguarda l’eliminazione di tutte le pratiche abusive, tra cui il matrimonio infantile e forzato e la mutilazione genitale femminile.

Fotografia della situazione attuale nel mondo

Oggi, più di 200 milioni di donne e ragazze hanno subito questo tipo di pratica.  

L’UNICEF riporta che, nel 2021, le donne nel mondo ad essere a rischio di MGF sono arrivate a circa 4.2 milioni. Anche grazie agli sforzi della comunità internazionale, alcuni progressi sono stati fatti negli anni.

Secondo un rapporto dell’agenzia ONU relativo al 2020,
le MGF stanno diventando meno comuni nei Paesi in cui un tempo erano universalmente applicate, e le aree in cui è concentrata la MGF si stanno riducendo. Soprattutto, il cambiamento ha radici nel tessuto sociale delle comunità: negli ultimi due decenni, la proporzione di ragazze e donne nei Paesi “ad alta prevalenza” (ovvero, dove almeno il 50% della popolazione femminile ha subito MGF) a favore dell’interruzione della pratica è raddoppiata, dal 27% negli anni 2000 al 54% di oggi. Di queste donne, oltre il 60% ha un’età compresa tra 15 e 19 anni, il che indica che le ragazze adolescenti hanno maggiori probabilità rispetto alle donne anziane di opporsi alle MGF.

Ciò nonostante, la strada per cancellare definitivamente questa pratica barbarica e violenta è ancora lunga.

Preoccupa ad esempio la “medicalizzazione” delle mutilazioni, che sempre secondo il rapporto UNICEF vengono sempre più spesso praticate, senza alcuna giustificazione, da personale sanitario. Le mutilazioni vengono tutt’ora praticate regolarmente in 25 Stati, e ancora, nonostante un tasso minore registrato fra le donne di età compresa tra i 20 ed i 24 anni, il tasso medio di prevalenza della pratica rimane comunque alto.

Al momento, il Gibuti, la Guinea, il Mali, la Sierra Leone, la Somalia ed il Sudan presentano il tasso più alto al mondo, assestato all’85% (in alcuni casi si tratta di una percentuale addirittura superiore) tra le donne nella fascia anagrafica 20-24.

In alcuni Paesi, la MGF risulta essere ancora per lo più universale: in tali contesti almeno 9 ragazze e donne su 10 tra i 15 e i 49 anni è stata sottoposta al “taglio”.

Per poter vantare il pieno raggiungimento del target 5.3 entro il 2030 l’andamento dei progressi ottenuti dovrebbe decuplicarsi, e il COVID-19 ha rallentato drammaticamente gli sforzi per dissiparne l’uso. Le stime ufficiali riportano che, a causa della pandemia, almeno 2 milioni di ragazze verranno sottoposte a MGF nel prossimo decennio, se non si mettono in atto azioni concrete.

Ascoltiamo la voce delle donne vittima di MGF

I dati sopra riportati sono accessibili a tutti, e raccontano di quanto questo spaventoso fenomeno sia dilagante. Tuttavia, la freddezza dei numeri non ne rende la gravità.

Sentire le voci delle donne che hanno subito le MGF, o hanno vissuto in un contesto sociale che le rappresentava come pratiche ordinarie, è necessario a capirne realmente la portata, e quanto sia complesso eradicarle.

Against All Odds” è un esempio di questo. Prodotto nel quadro del Programma Congiunto UNFPA-UNICEF sulle Mutilazioni Genitali Femminili, e vincitore del primo premio del Fespaco Festival di Ouagadougou nel 2019, il breve documentario racconta la storia della regista e attivista kenyota Charity Reasian Nampaso, che all’età di 12 si è rifiutata di essere sottoposta a quella che viene tradizionalmente chiamata “circoncisione”, la prima nel suo villaggio.

Nel documentario, la madre della regista racconta di quanto fosse contenta, prospettando il momento della circoncisione come un traguardo. L’autrice sarebbe diventata pronta ad essere una vera donna, pronta per essere data in moglie, e sua madre avrebbe adempiuto al suo compito. Charity stessa racconta di quanto tenesse alla tradizione, quanto la ritenesse importante, e della serietà con cui seguiva questa sorta di cerimonia ogni volta, aspettando il suo turno quasi con ansia.

Infatti, le MGF sono tradizionalmente considerati riti di passaggio alla maturità femminile, una sorta di “entrata in società” rituale che prepara le bambine e le ragazze al proprio ruolo di moglie e madri. La triste realtà, come si evince anche dal dialogo tra Charity e sua madre, i rischi che derivano dalla circoncisione hanno un impatto devastante sulla vita futura delle donne. Oltre all’enorme dolore che si subisce durante la procedura – “veniamo macellate come degli animali“, dice la madre di Charity – molte ragazze muoiono per dissanguamento, vengono sottoposte nuovamente alla procedura se percepita come incompleta, e subiscono le conseguenze del taglio nella futura vita sessuale, durante il ciclo mestruale e nella maternità.

L’impatto drammatico delle MGF è ben evidenziato anche in un altro documentario, “The Cut: Exploring FGM”, girato dalla corrispondente di Al Jazeera Fatma Naib, residente in Svezia e nata in una famiglia emigrata dall’Eritrea, Paese in cui le mutilazioni sono molto comuni.

Viaggiando tra Somaliland, Kenya e Svezia, la giornalista esplora la “cultura” delle mutilazioni nelle sue sfaccettature: parla con mutilatrici tradizionali, personale sanitario, attiviste e donne del posto. Scopre che in Somaliland le mutilazioni vogliono provare la verginità delle donne, che acquistano così “valore” agli occhi dei loro futuri mariti.

Scopre che l’attivista kenyota Nice Nailantei Leng’ete è riuscita ad interrompere l’uso delle MGF grazie al supporto del proprio capo tribù, un uomo, che ha innalzato la serietà della sua richiesta di fronte alla sua comunità, a testimoniare quanto sia radicata la pratica nella struttura patriarcale della società in Kenya.

Allo stesso modo, nel Nord-Ovest del Paese, la coordinatrice del progetto “Beyond FGM”, Domtila Chesang, pianifica riti “alternativi” di passaggio alla maturità per le ragazze dei villaggi, offrendo lezioni sui diritti delle donne e sulle implicazioni sanitarie delle MGF. Scopre la riluttanza globale delle donne più anziane e degli uomini all’accantonamento della pratica, in difesa della cultura e storia nazionale, che nasconde spesso il volere di controllo dei corpi delle donne e della loro sessualità.

Best practices dal mondo

Abbiamo pensato di presentarvi degli esempi concreti di MGF per dimostrare la concretezza e urgenza con cui bisogna occuparsi di eliminarne l’utilizzo. Nello sforzo comune per la lotta alle MGF, analizzando le diverse normative nazionali contro le fattispecie di violenza contro le donne e le ragazze (ivi inclusa la MGF) adottate nel mondo, UNWOMEN ha potuto individuare alcune best practices tra le strategie di prevenzione volte ad arginare il fenomeno.

Nello specifico, possiamo individuare un’applicazione sistematica di un approccio human rights-based che si allinei con gli standard e le norme internazionali in materia di parità di genere e non discriminazione (riferimento primario alla CEDAW), oltre che un’applicazione di analisi dei diversi contesti da svolgere in tema di genere e di dinamiche di potere, utilizzando un approccio che sia anche basato sull’evidenza (“evidence-based”).

Viene sottolineata inoltre la necessità, tramite azioni trasformative omnicomprensive e locally-owned, di focalizzarsi sul cambiamento graduale delle norme sociali, incluse naturalmente le pratiche, i comportamenti e gli atteggiamenti che tollerano o appoggiano la violenza contro le donne e le ragazze e nello specifico pratiche abusive come la MGF.

In questo senso, UNWOMEN invita all’utilizzo di approcci alla prevenzione di carattere olistico (multidisciplinare e multidimensionale) per coinvolgere attori afferenti a campi diversi, e soprattutto la comunità locale, ivi inclusi uomini e ragazzi, educando e formando agenti del cambiamento partendo “dal basso”.   

Fondamentale, in questo, è l’individuazione delle priorità comuni, sia a livello nazionale che internazionale, unitamente a possibili spazi di lavoro congiunto e disseminazione di saperi ed esempi di successo che potrebbero essere applicati ad altri contesti nazionali.

Large Movements riconosce l’importanza fondamentale di questa ricorrenza, e ribadisce con forza quanto sia necessario trattare tali pratiche, violente e deumanizzanti, di cui spesso si preferisce non parlare, trattandola come tabù.

La riluttanza nell’affrontare il tema delle MGF risiede nell’ostracismo che il corpo femminile subisce globalmente, a prescindere dalla cultura del luogo dove avviene il dibattito. Ricordare che questa violazione brutale dell’integrità fisica di una donna esiste, che ci sembra così distante da noi eppure viene praticata tutt’oggi, è invece imperativo nella lotta per l’uguaglianza di genere.        

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Fonti e approfondimenti:

End FGM – European Network: https://www.endfgm.eu/female-genital-mutilation/what-is-fgm/

UNICEF (2019). What is female genital mutilation? 7 questions answered. Disponibile qui: https://www.unicef.org/stories/what-you-need-know-about-female-genital-mutilation

Profilo Instagram @ GPtoEndFGM, legato al progetto UNFPA-UNICEF, che si occupa della campagna social per la giornata mondiale. Il tema di quest’anno è “Accelerating Investment to End Female Genital Mutilation”, con l’hashtag #InvestDontRest: https://www.instagram.com/gptoendfgm/?hl=it

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