Con l’adozione della risoluzione n. 62/122 il 17 dicembre 2007, l’Assemblea Generale della Nazioni Unite ha proclamato il 25 marzo come la giornata internazionale dedicata al ricordo delle vittime della schiavitù. 

Questa risoluzione mira inoltre, a sensibilizzare le autorità nazionali ed internazionali competenti riguardo la necessità di istituire programmi educativi miranti a far comprendere alle nuove generazioni “le cause, le conseguenze e le lezioni del commercio transatlantico di schiavi, ed a comunicare i pericoli del razzismo e pregiudizio”. 

Brevi cenni storici 

Il commercio di schiavi sulla tratta transatlantica è stato il più vasto esodo di africani – che sono stati forzatamente trasferiti in varie aree del mondo – nella storia. 

Tale commercio infatti si è protratto per un periodo di circa 400 anni rappresentando la forma di migrazione forzata più grande e più disumana della storia. 

Per rendere l’idea della vastità del fenomeno, basta evidenziare il fatto che dal 1501 al 1830 circa – periodo di maggiore attività del commercio degli schiavi – gli africani che hanno attraversato l’Oceano Atlantico erano in un numero quattro volte maggiore rispetto agli europei che hanno percorso la stessa tratta in quel periodo. 

Le destinazioni prioritarie della tratta erano gli Stati Uniti ed il Sud America e questo ha lasciato un segno ben tangibile nella demografia dei due territori: si assistette infatti ad un ampliamento della diaspora africana piuttosto che alla realizzazione di un esodo europeo, come invece viene ancora oggi descritto questo periodo nei libri di storia. 

Debellare la schiavitù non fu semplice e fu il prodotto di una serie di rivendicazioni guidate dal primo movimento abolizionista della storia, a componente anglo-americana ed all’interno del quale militavano i primi attivisti neri. 

Detto movimento passò alla ribalta mondiale quando sbarcò in America dove, lavorando a stretto contatto con i gruppi di quaccheri – da sempre contrari al concetto di schiavitù -, iniziò a riscuotere i primi successi. Nel 1777 infatti, il Vermont fu il primo paese statunitense ad approvare una legge contro il commercio degli schiavi, in grande anticipo rispetto allo Stato federale. 

Fu solo nel 1807 che Gran Bretagna ed America abolirono giuridicamente il commercio transatlantico di schiavi. Ma questo non determinò la fine della schiavitù. 

Fu solo con l’adozione del XII emendamento nel 1865, fortemente voluto dal Presidente Abraham Lincoln, che la schiavitù venne formalmente abolita negli Stati Uniti. 

Situazione attuale 

Come abbiamo visto nella storia più recente però, l’eredità della tratta transatlantica è ben presente ancora oggi, soprattutto negli Stati Uniti. 

Proprio per questo motivo il tema che le Nazioni Unite hanno scelto per la giornata di quest’anno è “Fermare l’eredità razzista della schiavitù: un imperativo globale per la giustizia”. 

L’intento è quello di sensibilizzare l’attuale opinione pubblica sulla storia della tratta transatlantica non solo per commemorarne le migliaia di vittime ma anche per cercare di eradicare gli effetti sul lungo termine, che l’epoca della schiavitù coloniale ancora produce ai giorni nostri. 

Nel più totale e colpevole silenzio delle autorità competenti, il testimone è stato raccolto dalla società civile: primo tra tutti il movimento Black Lives Matter

Grazie alle azioni di questo collettivo che è cresciuto fino a diventare un fenomeno globale – complice l’indignazione dell’opinione pubblica mondiale per i continui abusi di potere perpetrati dalla polizia americana nei confronti degli afroamericani – l’attenzione sulla tematica non è mai stata così alta. 

La differenza tra i movimenti di protesta guidati da Martin Luther King nel 1968 e quelli attuali – che hanno spesso preso le forme di una vera e propria guerra civile perché l’ormai ex Presidente degli Stati Uniti, perfetta incarnazione di quel suprematismo bianco che ha fatto sì che nonostante l’adozione del XII emendamento la situazione rimanesse pressoché invariata, si rifiutava di riconoscere il razzismo endemico presente all’interno di ogni singolo apparato statunitense – è stata fatta dai social media. 

Grazie ad una massiva presenza sui social – basata molto spesso su video denuncia inviati quotidianamente da cittadini afroamericani agli attivisti del movimento – gli abusi di cui è tuttora vittima la comunità nera e che discendono direttamente dall’epoca della schiavitù, sono stati finalmente diffusi in tutto il mondo. Questo ha decretato il crollo della finta facciata di “democrazia sana e pienamente egualitaria” degli Stati Uniti e l’ha esposta per la prima volta a critiche atroci, anche da parte delle istituzioni internazionali. 

Una volta aperto il “Vaso di Pandora” e rotto il muro di omertà e connivenza della società occidentale, il movimento Black Lives Matter è sbarcato anche in altri continenti, a testimonianza del fatto che gli effetti della tratta transatlantica non solo sono ben presenti anche oggi, ma soprattutto non è un fenomeno che riguarda solo gli USA. Sicuramente questo è il paese in cui gli effetti sono più visibili e manifestamente accettati dalla società, ma è significativo che in ogni nazione che è stata interessata dalla tratta transatlantica – sia come paese di approdo degli schiavi, che come paese coloniale, che come paese di origine degli schiavi – vi sia stata qualche rivendicazione di diritti da parte della comunità nera. 

Noi di Large Movements quindi, ci uniamo alla commemorazione delle vittime, la stragrande maggioranza delle quali rimaste senza nome, impedendo quindi a migliaia di famiglie di riconnettersi con le proprie radici e di conoscere la loro storia. Ma ci uniamo anche al grido di protesta lanciato dal movimento Black Lives Matter, in ciascuna delle sue declinazioni nazionali. 

Con più di 4 secoli alle spalle, un accesso all’informazione senza precedenti ed una globalizzazione galoppante, non è più scusabile che la popolazione goda di diritti differenti o di un trattamento differente da parte delle autorità in base al colore della pelle. 

Questi abusi di potere da parte della componente bianca della popolazione non trovano più riscontro nel mondo attuale eppure sono talmente radicati nella nostra mentalità che si verificano ancora oggi, e vengono giustificati ancora oggi.  

Questa giornata assume un’importanza storica maggiore quest’anno proprio per via dei fatti di cronaca più recenti, iniziati con l’assassinio di George Floyd e culminati nell’assedio al Congresso degli Stati Uniti ad opera dei sostenitori di Trump nei primi giorni del 2021. Mai come adesso infatti, c’è bisogno di informare sulle cause e le conseguenze della tratta atlantica.  

Con un aumento esponenziale di casi di xenofobia e razzismo in tutto il mondo e la sempre maggiore affermazione di movimenti sovranisti e populisti infatti, è dovere di tutta la società civile mobilitarsi affinché una parte così macabra e deplorevole della storia non si ripeta.   

Se ti è piaciuto l’articolo, Condividici!