Close

Giornata internazionale per l’eliminazione della povertà

La Risoluzione 47/196 adottata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 31 marzo 1993, riconoscendo che il tema dell’eliminazione della povertà è ormai una priorità per tutti i Paesi del mondo, indice per il 17 ottobre la giornata internazionale per l’eliminazione della povertà. Oltre a ciò, la risoluzione invita tutti gli Stati, le organizzazioni intergovernative e le ONG, in occasione di questa giornata, ad organizzare attività concrete per l’eliminazione della povertà. 

Per celebrare tale giornata, ogni anno viene scelto un tema di riflessione e per il 2021 si è scelto il titolo “Costruire insieme: Porre fine alla povertà persistente, rispettando tutte le persone ed il nostro pianeta“.  

Lo scopo di quest’anno è quello di riflettere sugli effetti della pandemia di COVID-19 sui progressi nella lotta contro la povertà e la povertà estrema. I primi dati, purtroppo, riportano notizie negative: il rapporto della Banca Mondiale “Proiezione degli impatti del COVID-19 sulla povertà stima che dalle 71 alle 100 milioni di persone sono state spinte nella povertà a causa della crisi, con situazioni più gravi nei Paesi dell’Asia Meridionale e dell’Africa Subsahariana. Tale stima dovrebbe peggiorare nel corso del 2021, salendo tra le 143 e le 163 milioni di persone. I cosiddetti “nuovi poveri” causati dalla pandemia si uniranno alle 1,3 miliardi di persone che già vivono in uno stato di povertà persistente e che hanno visto la propria situazione aggravarsi durante la pandemia. Ad essere maggiormente colpite sono state quelle persone che non hanno avuto pari accesso a beni e servizi pubblici, sistemi sanitari di qualità e forme di protezione sociale. 

Quando parliamo di povertà è bene evidenziare che non si tratta solamente di un problema economico, bensì di un fenomeno multidimensionale che comprende sia la mancanza di reddito che la mancanza di “capacità” basilari per vivere in dignità.  

Vivere in uno stato di povertà significa sperimentare molte privazioni tra loro interconnesse e che si rafforzano a vicenda. Tali privazioni da una parte impediscono alle persone di vedere soddisfatti i propri diritti, dall’altra fanno sì che la propria situazione di povertà venga perpetuata come in un circolo vizioso. In altre parole queste persone si trovano in una situazione senza via di uscita e sono costrette a lavorare in condizioni pericolose e/o fuori regola, a vivere in alloggi insicuri (come ad esempio negli slums), a non avere accesso ad una alimentazione adeguata, a non avere un accesso equo alla giustizia, a non essere coinvolte nei processi decisionali e politici ed, infine, ad avere un accesso limitato all’assistenza sanitaria. 

Mentre iniziamo a intraprendere il percorso verso la ripresa post-pandemica, in molti parlano di “futuro”. Occorre a questo punto interrogarsi su quale sia il tipo di futuro in cui vogliamo vivere al fine di evitare gli errori del passato o favorire l’insorgenza di nuove diseguaglianze. Affinché vi sia un cambiamento effettivo, Large Movements si batte quotidianamente affinché la nostra società trasformi il rapporto che ha con la natura, smantelli le strutture discriminatorie che svantaggiano le persone in stato di povertà e costruisca un quadro legale e morale che pone la dignità umana al centro del dibattito pubblico e dell’azione politica.  

Nessuno deve essere lasciato indietro. Occorre coinvolgere gli emarginati nei processi decisionali affinché possano portare idee innovative e risorse fondamentali per il cambiamento della nostra società. 

Se ti è piaciuto l’articolo, Condividici! 

 

Rainer Maria Baratti

Vice-presidente Large Movements APS | Climate Change e Migration Specialist | Dottore in Relazioni Internazionali | Blogger in Geopolitica, Geoeconomia e tematiche Migratorie | Referente LM Environment

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leave a comment
scroll to top