Close

20 Febbraio 2021: Giornata mondiale della Giustizia Sociale

Giornata-internazionale-giustizia-sociale-2021


Dal 2009 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso di celebrare questa giornata all’insegna dell’eliminazione della povertà, con l’obiettivo di garantire una piena occupazione e promozione dell’integrazione sociale, in quanto obiettivi insindacabili di sviluppo. Con la Risoluzione adottata il 19 novembre 2007, l’Assemblea “riconosce la necessità di consolidare ulteriormente gli sforzi della comunità internazionale per l’eliminazione della povertà e per promuovere la piena occupazione ed il lavoro dignitoso, l’uguaglianza di genere e l’accesso al benessere sociale ed alla giustizia per tutti“.

Durante questa giornata i paesi organizzano delle attività che risultino essere in linea con gli scopi e gli obiettivi stabiliti dal Summit Mondiale per lo Sviluppo Sociale. Quest’ultimo, tenutosi nel 1995 a Copenaghen, viene ricordato come un evento memorabile con la partecipazione di 117 Capi di Stato e di Governo che discussero della necessità di mettere le persone al centro di ogni processo di sviluppo.

Cosa si intende per giustizia sociale?

Le Nazioni United definiscono la giustizia sociale come “un principio fondamentale per una coesistenza pacifica e prosperosa entro e tra le Nazioni. Sosteniamo i principi della giustizia sociale quando promuoviamo l’uguaglianza di genere, i diritti delle popolazioni indigene e dei migranti. Avanziamo la giustizia sociale quando eliminiamo le barriere che le persone incontrano a causa del genere, dell’età, dell’etnia, della religione, della cultura o della disabilità”.

Come si può notare, a giustizia sociale si associano numerose questioni relative alla vita di tutti i giorni di ciascuno di noi, dalla discriminazione di ogni genere al diritto per un lavoro dignitoso. Ancora oggi, nel 2021, assistiamo a troppe violazioni e condizioni di sfruttamento sociale ed economico, motivo per cui forse è difficile individuare una definizione unica di giustizia sociale.

Secondo i dati della World Bank, dal 1999 vi sono stati importanti miglioramenti nelle condizioni di vita delle persone che vivono in estrema povertà (che sono diminuite di numero di oltre 1 miliardo). Tuttavia, lo scoppio della pandemia ha fatto salire le stime da 88-115 milioni a 119-124 milioni di persone. Questi numeri ci aiutano a capire le sfide che i governi – europei e mondiali – ancora devono affrontare per eliminare radicalmente situazioni di ingiustizia.

Non sorprende che il 2020 sia stato definito come l’anno delle proteste per la giustizia sociale. Già il 2019 era stato attraversato da numerose manifestazioni e sommovimenti sociali, si pensi solo che le singole proteste di Hong Kong sono state l’evento a cui era stata data più copertura giornalistica.

Large Movements in occasione della giornata della giustizia sociale, vuole ricordare le maggiori proteste sollevate di risonanza mondiale per fare appello ad una situazione di ingiustizia sociale mondiale ancora troppo radicata.

Giustizia sociale è sinonimo di diritti politici. Si parte così con la Bielorussia, in cui il presidente Lukashenko detiene il potere dal 1991. In seguito alle scorse elezioni, ad agosto, la popolazione è scesa in piazza per chiedere le dimissioni di un presidente accusato di essere a capo di un sistema politico apertamente corrotto. Il governo centrale ha risposto ordinando atti di violenza poliziesca e

promuovendo video “di propaganda” in cui lo stesso presidente è vestito da guerra con un Kalashnikov in mano.

Giustizia sociale è sinonimo di diritto alla vita ed uguaglianza. Non è possibile non menzionare il maggio 2020, quando l’afroamericano George Floyd è stato prima arrestato e poi ucciso dalla polizia. Tale evento ha dato nuova vita al movimento “Black Lives Matter” che per la prima volta, grazie al tam tam mediatico diffuso sui social, è uscito dai confini statunitensi ed è dilagato a macchia d’olio in tutto il mondo occidentale. Questo ha fatto sì che per la prima volta, si sia iniziato a discostare quel velo di ipocrisia tipica delle nazioni occidentali – europee in questo caso – secondo il quale sui nostri territori un tipo di violenza discriminatoria e sistematica come quella perpetrata nei confronti degli afroamericani da secoli non è mai stata condotta. Quello che è emerso dalle proteste europee anzi, è che attualmente gli episodi di discriminazione sono aumentati e si stanno verificando soprattutto ai danni dei migranti e dei richiedenti asilo – persone già vulnerabili per definizione.

Giustizia sociale è sinonimo di libertà di espressione religiosa. A settembre è stata confermata la presenza di 400 campi di detenzione in Cina. In questi campi sono internati i musulmani cinesi appartenenti all’etnia Uguri, invisi al governo centrale. Una volta all’interno dei campi, i musulmani sono sottoposti a torture e violazioni di ogni tipo (indottrinamento, lavori forzati e sterilizzazioni di massa) tanto che a novembre Papa Francesco per la prima volta – nessun altro capo di stato lo aveva mai fatto prima – ha denunciato pubblicamente il governo cinese come diretto responsabile di dette violazioni.

Giustizia sociale è sinonimo di diritto di autodeterminazione dei popoli. Ci spostiamo sul fronte del Nagorno-Karabakh, dove la guerra tra Armenia e Azerbaijan è scoppiata alla fine di settembre. A tal proposito, Large Movements ha pubblicato una serie di articoli per restituire la genesi e gli sviluppi del conflitto e le rivendicazioni delle due fazioni, che sono costati la vita a troppe persone.

Mentre finiva la guerra in Nagorno-Karabakh, scoppiava quella in Etiopia. Qui le tensioni interne dovute al cambio di potere del Fronte Popolare del Tigray ed il complicato rapporto fra le etnie del paese, hanno provocato una vera e propria crisi umanitaria. In particolare, la guerra si è svolta nel mese di dicembre nonostante i ribelli minaccino di riprendere il conflitto nella regione nord del Tigray.

Giustizia sociale è sinonimo di diritti sociali. Ci spostiamo in Polonia dove le manifestazioni di piazza sono solo continuate nel 2020, dato che leggi e strategie del governo di estrema destra già dal 2015, sostengono discriminazioni di genere. L’ultima protesta è stata riaccesa in seguito alla proposta di legge che vieta alle donne di abortire anche in caso di malformazioni gravi del feto.

Violazione di giustizia sociale è stata anche la causa delle proteste in Libano – dove il governo è accusato di corruzione; in Nigeria, dove la Squadra speciale di polizia anti-rapina viene accusata di molestie e torture verso la popolazione; la violenza della polizia ha scatenato la rabbia cittadina, seppure per moventi diversi, in Colombia, Francia, Brasile è in Thailandia dove i cittadini chiedono le dimissioni del primo ministro; ad Hong Kong dove le discussioni con Pechino sembrano non avere una fine; in Turchia dove l’alto numero delle violenze sulle donne continua ad essere di alta preoccupazione.

Ti è piaciuto l’articolo? Condividici


Laura Sacher

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leave a comment
scroll to top