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10 Ottobre 2021- Giornata internazionale contro la pena di morte

Seppure possa sembrare una pratica lontana anni luce, appartenente ad un’altra epoca, impossibile da applicare a regimi politici democratici moderni, la pena di morte rimane ancora un meccanismo usato per punire atti socialmente, moralmente e politicamente scorretti. Fortunatamente, in Europa l’abolizione è stata adottata da tutti i Paesi- forse una delle poche decisioni prese all’unanimità. L’unica eccezione la fa la Bielorussia, mentre la Russia ha adottato una moratoria (ossia al momento il ricorso alla pena di morte come possibile sanzione è sospeso ma non abrogato).

Andiamo a capire più nel dettaglio lo stato dell’arte circa il ricorso alla pena di morte nei vari Paesi di tutto il mondo. Secondo Ensemble Contre la Peine de Mort (ECPM), una delle principali ONG francesi che si battono per l’abolizione della pena capitale nel mondo, 106 Stati hanno abolito definitivamente la pena di morte per ogni genere di crimine, 9 l’hanno abolita solo per i crimini comuni, 34 applicano una moratoria e 49 continuano ad applicare la sanzione nell’ordinamento interno.

Quali sono le varie posizioni circa la pena di morte negli ordinamenti nazionali?

Ci sono due tipologie diverse di Stato abolizionista, ossia:

  • un Paese si definisce abolizionista quando la pena di morte è integralmente vietata;
  • un Paese si definisce abolizionista “per crimini ordinari” quando nel suo ordinamento giuridico è prevista la pena di morte solo in eccezionali circostanze.

Poi ci sono gli Stati che hanno firmato la Moratoria universale della pena di morte delle Nazioni Unite ossia quella in cui formalmente la pena di morte non è stata ancora abolita ma non si praticano esecuzioni da almeno 10 anni e non si sono opposti alla Moratoria delle Nazioni Unite.

Infine, ci sono gli Stati reticenti ossia quelli che considerano la pena di morte una pratica legittima nel loro ordinamento.

La Risoluzione delle Nazioni Unite di cui sopra, resta il documento più rilevante ed universalmente riconosciuto per la lotta contro la pena di morte nello scenario internazionale. In particolare, si tratta di un atto delle Nazioni Unite che, dal 2007, ogni due anni viene votato in seno all’Assemblea Generale. L’ONU afferma che “l’applicazione della pena di morte viola la dignità umana e invita a tutti gli Stati che ancora la mantengono a stabilire una moratoria delle esecuzioni”.

Data la natura non obbligatoria della Risoluzione, essa non può impedire ad uno Stato di eseguire un’esecuzione od imporre sanzioni. Tuttavia, un tale appello da parte del più alto organo politico dell’ONU ha un peso morale considerevole ed è uno strumento essenziale per creare un mondo senza pena di morte. L’ultimo voto risale al 2020 ed in tale circostanza 123 Paesi hanno votato in favore alla risoluzione, 38 sono stati i voti contrari, mentre le astensioni sono state 24 e 8 le assenze.

Quale è la situazione nei vari continenti?

Africa

Nel 2020 il Ciad si è allineato con i Paesi abolizionisti, diventando il 22esimo Paese africano ad adottare una politica abolizionista. Un’altra svolta è avvenuta in Sudan, dove, dallo scorso luglio, l’omosessualità non è più considerato un reato punibile con l’esecuzione. Tuttavia, questa pratica continua ad essere sentenziata in ancora 11 paesi: Afghanistan, Brunei, Iran, Mauritania, Nigeria, Qatar, Pakistan, Arabia Saudita, Somalia, Emirati Arabi e lo Yemen.

Stati Uniti

La situazione negli USA è alquanto peculiare. Su 54 Stati che lo compongono, 27 hanno abrogato, mai istituito o dichiarato incostituzionale la pena di morte; 21 invece ne accettano ancora il ricorso nel proprio ordinamento ed i restanti 6 – tra cui il Governo Federale Centrale – che sono soggetti a differenti tipi di moratorie. L’ultimo aggiornamento risale allo scorso luglio quando il Colorado è entrato nella lista degli Stati che hanno ufficialmente abolito la pena di morte.

Paesi arabi e Cina

Il maggior numero di esecuzioni si registrano in Iran, Arabia Saudita, Iraq ed Egitto. La Cina rimane una delle Nazioni in cui il numero delle esecuzioni non è facilmente individuabile, data la mancanza di accesso ai dati che il paese detiene segretamente.

Europa

In Europa, sorprende come in alcuni Stati – tra cui quelli baltici – le ultime esecuzioni si siano eseguite molto recentemente, ossia: Estonia nel 1991, Lituania nel 1995 e Lettonia nel 1996.

Date non così lontane seppure precedenti all’entrata di questi stessi Paesi in Unione Europea, dal momento in cui questa, tra le varie obbligazioni da rispettare per entrare a far parte dei Paesi Membri, impone l’abolizione della pena di morte.

Large Movements si unisce alla voce europea ed internazionale per eradicare una pratica che non merita alcun aggettivo se non quello di disumano.

Non ne vale la pena!

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Laura Sacher

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