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Incontro con il Rappresentante Speciale del Segretariato Generale per la migrazione ed i rifugiati

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Per questa puntata di LM Talks ci trasferiamo a Strasburgo dove intervistiamo il Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la migrazione ed i rifugiati del Consiglio d’Europa, Drahoslav Štefánek. È stato un vero onore per Large Movements discutere con un ospite di così alto livello ed esperto di immigrazione della  Nuova proposta sulla Migrazione e l’Asilo, presentata dalla Commissione Europea lo scorso 29 Settembre.

Per capire meglio quest’ultima proposta europea, Large Movements ha voluto ripercorrere le principali tappe che hanno contraddistinto la discussione sulla politica migratoria durante i negoziati. Insieme al Dott. Štefánek abbiamo parlato del Regolamento di Dublino, ricordando i motivi per cui è stato creato, i suoi obiettivi e ci siamo soffermati su uno dei principi chiave che fin dall’inizio è stato protagonista del dibattito politico: il cosiddetto principio del paese di primo ingresso. Secondo tale principio la responsabilità di gestire la pressione migratoria (e quindi di occuparsi dell’accoglienza dei migranti e dell’esame delle loro domande d’asilo) ricade sui soli paesi d’ingresso, venendo quindi meno la collaborazione tra tutti gli Stati Membri. Questa politica ha aggravato ulteriormente la già pesantissima crisi migratoria del 2015-16.

Nell’intervista di oggi, abbiamo voluto capire il punto di vista del Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la migrazione ed i rifugiati in merito ad un eventuale effettivo superamento delle criticità emerse con i primi regolamenti europei. Seppur dalla crisi del 2015 i numeri degli arrivi dei migranti sulle coste europee sono sicuramente diminuiti, secondo Mr. Štefánek il sistema di gestione europea risulta essere ancora troppo poco efficiente e non adeguatamente coordinato. Le posizioni discordanti dei cosiddetti paesi frugali -Austria, Danimarca, Olanda, Svezia e Finlandia- sono un primo segnale della mancata coordinazione europea. Mr Štefánek spiega che questi paesi sono spesso reticenti ad accogliere le proposte dell’Unione Europea proprio per la mancanza di una chiara linea di gestione dei flussi migratori. Nonostante il principio di non-respingimento (Art. 33 della Convenzione di Ginevra, 1951), che vieta agli Stati di respingere i rifugiati nei paesi in cui la loro vita o libertà potrebbe essere messa a repentaglio, le politiche nazionali di alcuni stati sono ancora spesso indirizzate verso un nazionalismo ed una gestione extra frontaliera degli arrivi. In tale contesto, l’espressione “aiutamoli a casa loro” è diventata tristemente nota.

 Dal momento che la gestione dei flussi migratori è un argomento che si colloca tra le priorità del Consiglio d’Europa – che lavorando a stretto contatto con la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ed i suoi organi consultivi, monitora il rispetto dei diritti fondamentali nei suoi 47 Stati membri -, affrontiamo con il Dott. Štefánek la questione del Nuovo patto sull’Immigrazione e l’Asilo. Large Movements ha voluto indagare il punto di vista del Consiglio d’Europa su questo nuovo testo, che prevede un ulteriore irrigidimento del sistema di controllo degli standard dei diritti fondamentali, così come sanciti dalla Convenzione dei Diritti Fondamentali. Con questa intervista, si vuole dare risalto al punto di vista di un rappresentante di un’istituzione europea che, nel caso del Dott. Štefánek, può anche vantare un’esperienza di spicco in ambito giuridico. A tal proposito, Mr. Štefánek conclude precisando l’importanza della normativa europea che, anche in tempi eccezionali come quelli che stiamo vivendo dallo scorso marzo con lo scoppio della pandemia, non ammette deroghe al rispetto dei diritti fondamentali dei richiedenti asilo. Discutiamo infatti di come il COVID-19 venga spesso usato come “alibi” da alcuni paesi o partiti politici che si avvalgono della clausola derogatoria per respingere molti richiedenti asilo e rifugiati. La clausola derogatoria permette agli Stati Membri di derogare ad alcuni diritti umani, soltanto in determinate circostanze e con certi limiti. Nel caso specifico del principio di non respingimento, essendo il perno fondamentale dell’Art. 3, neanche una situazione eccezionale come una pandemia può essere causa di deroga. Dunque, la strumentalizzazione politica dell’emergenza sanitaria non può essere la giustificazione per aumentare i meccanismi di controllo tipici delle politiche nazionali sovraniste, che purtroppo stanno trovando sempre più consensi tra le popolazioni europee.

Il Rappresentante Speciale del Segretario Generale per la migrazione ed i rifugiati del Consiglio d’Europa conclude chiarendo che una procedura di controllo alle frontiere è comunque essenziale e che il vaglio di ciascun caso è uno step essenziale al fine di concedere l’asilo, ma il rispetto dei diritti fondamentali rimane inderogabile.

La discussione sul Nuovo patto dell’Immigrazione e dell’Asilo continuerà ad essere protagonista di futuri LM talks così da poter proporre ai nostri lettori diversi punti di vista sulla nuova politica migratoria europea.

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