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Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale

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21 marzo 1960 Sharpeville discriminazione

La discriminazione razziale è una questione che continua a creare conflitti tra gli uomini sin dai tempi più remoti e tutt’oggi è un problema da cui non è immune alcun paese. Ma perché si discriminano altre razze o etnie? Da quando abbiamo iniziato a pensare che una “razza” è meglio dell’altra? E come possiamo eliminare la discriminazione razziale per diventare davvero una società umana?

Per l’ultima domanda ad oggi non ci sono ancora risposte bene definite, se non cercare di promuovere una società migliore e soprattutto con più diritti per tutti. Per quanto riguarda le prime due domande cerchiamo di dare più di una risposta così da stimolare un dibattito costruttivo e calzante in base alla società in cui ci si muove.

Da quando discriminiamo?

L’uomo ha sempre utilizzato la discriminazione razziale per imporre il suo potere sugli altri, infatti prima del “razzismo scientifico” la discriminazione passava attraverso la logica delle classi sociali, delle caste o del sesso.

Le prime teorie razziste nacquero nel Medioevo quando i sovrani europei cristiani volevano prendere possesso dei beni dei banchieri ebrei. Poi il razzismo si evolse durante il periodo coloniale, soprattutto con Spagna e Portogallo, per portare gli schiavi dall’Africa alle nuove colonie. In questo processo di colonizzazione iberica, le vittime di razzismo non erano “solo” gli africani espiantati dalla propria terra, ma anche verso gli indigeni del Sud America. Inoltre, dopo la scoperta dell’America e con l’unificazione delle corone di Fernando II D’Aragona e Isabella di Castiglia, a fare i conti con il razzismo istituzionalizzato furono gli ebrei i quali vennero espulsi dal territorio Spagnolo dopo la stesura di un editto ad hoc.

Questa serie di imposizioni ad opera di un gruppo di persone ai danni di un altro gruppo, portarono alla nascita del razzismo cosiddetto scientifico. La nascita di questo nuovo filone del razzismo è sicuramente da attribuire a De Gobineau, il quale scrisse nella metà del 1800 il “saggio” dal titolo Saggio sulla disuguaglianza delle razze umane (Essai sur l’inegalitè des races humaines). Il testo divenne la base del pensiero razzista contemporaneo.

Questo saggio si basava su studi di antropologia condotti circa un secolo prima dell’inizio della stesura del libro da parte di De Gobineau. Questi studi suddividevano la popolazione umana in “razze” e “specie”, seguendo l’approccio allo studio della biologia dell’epoca. Nel saggio di De Gobineau si inizia a parlare di “razza ariana” – concetto introdotto tempo prima anche in Spagna – per giustificare la superiorità della classe aristocratica rispetto alle masse popolari. Inoltre, si introduce la teoria che l’uomo “europoide” caucasico era superiore a tutte le altre “razze”.

Oltre alle idee dell’antropologia del XVII secolo, il libro di De Gobineau si rifà anche alle teorie dell’etnografia di Henri de Boulainvillers. Tali teorie erano servite per difendere l’Ancien Régime contro le rivendicazioni degli Stati Generali francesi prima della Rivoluzione Francese.

Rielaborando diverse teorie, De Gobineau divise l’uomo in tre razze: i bianchi europoidi, i gialli mongoloidi e i negri negroidi. Dopo aver dato la sua visione di distinzione razziale, lo scrittore francese sostenne che “la storia sorge solo dal contatto tra le razze bianche”. Niente di più falso e fuorviante. Basti pensare ai grandi imperi asiatici (quello cinese, giapponese e russo) od anche alle importanti potenze medio orientali (impero arabo, persiano e ottomano) ed al fatto che i primi ominidi – dai quali si è sviluppata l’umanità intera come la conosciamo oggi – abitavano proprio nel territorio centro africano.

De Gobineau aggiunse anche che “mischiare le razze” è un risultato inevitabile, ma che da questo derivi la “caduta delle civiltà”. Quello che de Gobineau non ha per nulla tenuto in considerazione è che probabilmente civiltà che si sarebbero dimostrate inabili a “stare al passo con i tempi” sarebbero decadute, ma le restanti si sarebbero trasformate così da formare una nuova società, più umana ed inclusiva.

Perché discriminiamo?

Principalmente le discriminazioni sono intercorse ed avvengono tuttora perché un determinato gruppo, generalmente al potere, vuole emarginare ed istigare le masse ad aizzarsi gli uni contro gli altri, così da poter continuare a governare indisturbato senza dover rendere conto alla maggioranza della popolazione. Questo è facilmente riscontrabile quando si pensa che le uniche rivoluzioni che sono riuscite, sono quelle in cui l’intero popolo era unito contro il potere centrale.

Un altro motivo fondante del ricorso alla discriminazione è quello di sottomettere popolazioni e far sì che il gruppo che discrimina possa perseguire indisturbato i propri interessi. In questo il periodo coloniale è l’esempio per eccellenza: tutti i regni europei alimentavano (ed in alcuni casi alimentano tuttora) una retorica discriminatoria e fondata sul concetto – vale la pena ribadirlo, puramente inventato – di “razza” per impossessarsi di tutte le risorse che trovavano nei nuovi territori, senza dover rendere conto alla classe dirigente e/o alla società di quei paesi. Anche se la discriminazione non passa più per tale logica infatti, quello dell’appropriazione delle risorse da parte di uno Stato ai danni dello Stato in cui quelle risorse si trovano, rimane ad oggi uno degli elementi centrali nel dibattito intorno alla discriminazione razziale.

L’idea di dare una base psuedo-scientifica al concetto di discriminazione mediante la teoria della “razza” servì per far passare il messaggio che la discriminazione fosse un “mezzo” necessario ed inevitabile così da creare una stratificazione sociale basata soprattutto sulle differenti origini culturali.

In sostanza la discriminazione razziale non è nient’altro che la riproposizione in chiave moderna del vecchio concetto del divide et impera degli antichi romani, i quali adottavano questa strategia politico-militare così da evitare che si creassero diverse alleanze tra le popolazioni soggiogate miranti a sovvertire il potere centrale di Roma. Dividere gli uomini in “razze” ed unirli nell’odio contro un nemico comune, non potrà mai portare alla creazione di una società umana ed inclusiva poiché non tutti avranno la possibilità di godere delle stesse libertà e di autodeterminarsi senza che qualcuno decida per proprio conto cosa un determinato gruppo possa fare all’interno di un determinato contesto ed entro quali limiti.

Perché il 21 marzo questa giornata?

La giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale viene celebrata il 21 marzo per ricordare il 21 marzo del 1960 quando nel Sud Africa, dove vigeva ancora l’Apartheid, venne aperto il fuoco contro dei manifestanti neri uccidendone 69 e ferendone 180. Questo evento scosse talmente l’opinione pubblica mondiale che 6 anni dopo venne istituita dall’Assemblea Generale dell’ONU questa giornata internazionale con lo scopo di abbattere tutte le forme di discriminazione.

Il massacro avvenne durante una manifestazione organizzata a Sharpeville dal Pan Africanist Congress per protestare contro il decreto dello Urban Areas Act, che prevedeva che i cittadini sudafricani neri dovessero esibire una sorta di pass per poter stare in un’area riservata ai bianchi. Solo coloro che lavoravano nelle suddette aree avevano accesso a questi pass.

Ma è solo dal 1979 che questa giornata inizia ad essere giustamente celebrata: infatti l’Assemblea Generale delineò una serie di azioni ed attività da mettere in campo nel tentativo di combattere il razzismo e qualsiasi forma di discriminazione razziale. Il primo gesto simbolico voluto dall’ONU fu quello di far indire ad ogni paese membro, nella settimana del 21 marzo, manifestazione e/o azioni interamente dedicate alla solidarietà con i popoli che stanno combattendo contro il razzismo e la discriminazione razziale.

Da quel momento in poi si fecero molti passi in avanti, a cominciare dall’abolizione dell’Apartheid. Ma non solo: molti paesi hanno abolito le leggi razziali ed è nata la Convenzione Internazionale sull’eliminazione della discriminazione razziale, che si è dimostrato uno strumento utile nella lotta contro il razzismo. Ad oggi la Convenzione è stata ratificata da quasi tutti i paesi del mondo ma, nonostante questo, alcune popolazioni e/o gruppi minoritari sono ancora vittime di violazioni ed abusi a sfondo razziale.

Possono sembrare argomenti vecchi, quelli del razzismo e della discriminazione razziale nel 2021, soprattutto dopo che l’Assemblea Generale delle Nazioni Uniti ha sancito il famoso principio di uguaglianza che recita:

Ogni persona ha diritto – in piena eguaglianza – a che la sua causa sia ascoltata equamente e pubblicamente da un tribunale indipendente e imparziale, che deciderà sia dei suoi diritti e dei suoi obblighi, sia del fondamento di qualunque accusa in materia penale, rivolta contro di essa.

Eppure non si può mai abbassare la guardia contro un nemico che ci impedisce di costruire una società globale più umana ed inclusiva e noi di Large Movements vogliamo unire la nostra voce al coro della società civile internazionale affinché i riflettori su queste tematiche non solo non vengano abbassati, ma anzi vi siano “puntati” in via prioritaria.

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