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4 giugno 2021: Giornata Internazionale dei Bambini Innocenti Vittime di Aggressioni

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 19 agosto del 1982, sgomenta per l’elevatissimo numero di bambini palestinesi e libanesi innocenti vittime degli atti di aggressione di Israele, con la risoluzione ES- 7/8 dichiarò il 4 giugno la giornata internazionale dei bambini innocenti vittime di aggressioni.

Oggi noi di Large Movements ci uniamo alle celebrazioni per commemorare questa giornata poiché il numero di bambini vittime di aggressione in tutto il mondo è ancora allarmante.

Contesto storico

Dallo scoppio del conflitto arabo-israeliano, il Libano ospitò migliaia di profughi palestinesi in fuga dalle zone di conflitto unitamente ad alcuni membri dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). Il paese divenne così l’obiettivo di vari attacchi da parte dell’intelligence israeliana – ai quali seguirono risposte di varia natura – che decretò un peggioramento della situazione del Libano, paese già dilaniato da una lunga guerra civile scoppiata nel 1975 e che terminerà solo nel 1990.

Il 6 giugno 1982 le forze di difesa israeliane (IDI) invasero il sud del Libano in risposta al tentato omicidio dell’ambasciatore israeliano presso il Regno Unito Shlomo Argov. Il paese divenne terreno di scontro tra Israele, da una parte, e militanti palestinesi, siriani e libanesi – tra cui Hezbollah – dall’altra.

Il primo obiettivo dell’invasione israeliana del Libano era quello di annientare l’OLP, aumentando così la sicurezza dei territori settentrionali di Israele. Lo stato ebraico poi, voleva anche sconfiggere le forze siriane così da annientare la loro influenza nel paese e favorire la nascita di un governo più filo-israeliano.

Fu proprio questo il contesto che portò l’Assemblea Generale ad adottare una serie di risoluzioni per chiedere lo stop alle violenze, tra le quali la risoluzione ES-7/8 che istituì la giornata per i bambini vittime innocenti di violenze.

In pochi mesi le truppe israeliane arrivano fino alla capitale libanese dando inizio alla fase più acuta dello scontro, che raggiunse il suo culmine di brutalità tra il 16 e il 18 settembre 1982 quando si compirono i massacri di Sabra e Shatila. Ad opera delle milizie falangiste cristiano-maronite, dopo la perdita dei loro leader, e con il placito assenso dell’esercito israeliano, tra le 700 e le 3.500 furono le vittime della strage avvenuta negli omonimi campi-profughi palestinesi, nella quale persero la vita numerose donne e bambini.

Perché questa giornata?

Lo scopo della giornata è quello di riconoscere e fermare le violenze e le atrocità che ogni giorno nel mondo vengono commesse nei confronti dei bambini, i soggetti più vulnerabili della nostra società.

Per quanto al giorno d’oggi la consapevolezza dell’importanza della difesa dei diritti infantili possa sembrare scontata, in molti contesti sono ancora elevatissime le violenze fisiche, sessuali, e psicologiche che i bambini subiscono tutti i giorni, soprattutto, ma non solo, in luoghi di guerra. Sono sei le violazioni gravissime dei diritti dei bambini identificate dall’ONU durante i conflitti:

  1. reclutamento e uso dei bambini in scenari di guerra;
  2. uccisione e mutilazione, tra cui quella genitale;
  3. violenza sessuale;
  4. attacchi verso scuole ed ospedali;
  5. rapimenti;
  6. diniego di accesso umanitario.

Nonostante molti passi in avanti siano stati fatti per riconoscere e garantire i diritti dei bambini nel mondo – nel 1989 è stata approvata la Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia, trattato internazionale con il più alto numero di Stati firmatari – in alcune zone la situazione è addirittura peggiorata negli ultimi decenni.

Le principali forme di violenza che i minori subiscono in generale nel mondo sono le punizioni corporali e la violenza psicologica. Ci sono ancora troppi paesi dove queste due pratiche costituiscono ancora la norma, in Egitto, ad esempio, addirittura il 93% dei bambini ha sperimentato discipline violente in casa. In molti paesi poi continuano ad adottarsi metodi violenti di disciplina anche nelle scuole: 69 paesi ancora non hanno completamente abolito le punizioni corporali dagli istituti.

Tra le forme peggiori di violenze figura quella di natura sessuale, sebbene sia la più difficile da misurare, soprattutto nel caso degli adolescenti e soprattutto in contesti migratori.

Le vittime non sempre, infatti, parlano delle violenze subite, specialmente quando le violenze provengono da un membro della famiglia. Milioni sono ragazzi e ragazze che hanno subito abusi sessuali, una violenza che porta non solo malattie e gravidanze indesiderate in giovane età ma anche traumi psicologici e isolamento sociale a lungo termine se non per tutta la durata della loro vita.

Quale è la situazione attuale?

Come abbiamo già detto sono molti i bambini al giorno d’oggi vittime di violenze nel mondo, soprattutto – ma, vale la pena ribadirlo, non solo – nelle zone di conflitto.

Noi di Large Movements in questa giornata ci teniamo a commemorare soprattutto i bambini vittime delle violenze perpetrate in zone di conflitto che spesso vengono dimenticate a livello internazionale, come il Myanmar o l’Afghanistan.

Il regime di terrore instaurato dai talebani in Afghanistan da anni ha fatto molte vittime ed i bambini purtroppo non stati risparmiati. Sono decine le notizie che coinvolgono i minori e che continuano a ripetersi giorno dopo giorno. “Afghanistan, uno dei posti peggiori al mondo per i bambini” dichiara Sava The Children. Di seguito se ne citano alcune, per dare un’idea della assiduità degli attacchi ai bambini nel territorio afghano:

  • 29 settembre 2020: un pulmino passa su una mina e lo scoppio provoca 14 vittime tra cui 5 bambini e 7 donne;
  • 22 ottobre 2020: 12 bambini morti e 14 rimasti feriti a seguito di un raid aereo su una moschea-scuola;
  • 18 dicembre 2020: strage a Ghazni, che provoca 15 vittime ed almeno 20 feriti, molti erano bambini;

Secondo i dati delle Nazioni Unite nel periodo tra il primo gennaio e il 30 settembre del 2020 circa un terzo delle 5.939 vittime civili documentate in Afghanistan sono state bambini, e, sebbene ci sia stata una diminuzione delle vittime, questi numeri rimangono ancora sconcertanti. Numeri che non potranno far altro che aumentare quando verrà ultimato il ritiro delle truppe americane dal suolo afghano, lasciando pieno terreno ai talebani.

I bambini, infatti, sono le maggiori vittime degli scontri e dei bombardamenti che portano ripercussioni non soltanto fisiche – a seguito di lesioni ed atti di violenze – ma anche mentali.

Altro terreno di scontro passato in secondo piano nel dibattito internazionale poi, è il Myanmar.

Dopo il golpe del primo febbraio scorso, infatti, secondo i dati raccolti da Unicef, sono decine i bambini rimasti uccisi, centinaia i feriti e circa 1.000 detenuti dalle forze di sicurezza in maniera arbitraria.

A questi numeri si aggiungono tutti bambini costretti ad assistere quotidianamente a scene di violenze brutali ad opera dei militari nei confronti della popolazione, con ripercussioni gravi sul benessere psico-fisico degli infanti.

La situazione è ulteriormente aggravata dalla totale mancanza di servizi essenziali come i vaccini, l’istruzione, servizi idrici e igienico-sanitari.

Già nel 2020 però la situazione risultava disastrosa: nei primi tre mesi del 2020 i bambini uccisi e mutilati in Myammar ammontavano già alla metà del totale del 2019 e superavano i numeri del 2018. Morti e mutilazioni erano dovute soprattutto a attacchi aerei, mine inesplose, fuoco incrociato soprattutto nelle zone dove lo scontro tra forze governative e l’esercito Arakan – gruppo separatista fondato nel 2009 – si stava svolgendo.

Quelli sopra citati sono solo una minima parte dei territori in cui attualmente i bambini sono costretti a subire qualche tipo di aggressione, spesso non in zone di conflitto – segno evidente che si tratta di un problema sociale ben radicato.

Noi di Large Movements ci batteremo affinché queste vittime innocenti non passino in secondo piano nei vari contesti del dibattito migratorio e facciamo appello affinché vi sia un maggiore impegno da parte degli Stati e della comunità internazionale per far rispettare concretamente i principi sanciti nella Convenzione Onu sui Diritti dell’Infanzia, siglata da molti di quei paesi che sono protagonisti delle più brutali aggressioni attualmente perpetrate nei confronti dei bambini.

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Claudia Rosati

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