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Gli Stati Popolari degli Invisibili: la piazza della proposta e non della protesta

foto di Elena Di Dio

Domenica 5 luglio, a Roma, si sono svolti gli Stati Popolari. L’evento, organizzato dal sindacalista dei braccianti vittime del caporalato Aboubakar Soumahoro, si presenta come una risposta agli Stati Generali svoltisi nei giorni precedenti. Qui, tuttavia, parlano gli Invisibili, ossia quelle categorie sociali e professionali che più di tutti stanno subendo le conseguenze della crisi economica conseguente alla diffusione del Covid-19, perché lasciati fuori dalle misure di risposta all’emergenza sanitaria ed economica attuate dal governo.

In una piazza san Giovanni piena di colori, persone provenienti da settori professionali precari, vulnerabili o in crisi si sono esposte presentando la loro storia, raccontando la loro battaglia.

Si sono susseguiti interventi relativi a diverse problematiche attuali. Dalle categorie lavorative colpite dalla pandemia, come quelle che precarie lo erano già prima del Covid. Dall’ambiente all’arte, dai diritti umani alle emergenze. Tutto ciò, coronato dal suono delle percussioni del gruppo Artisti Resistenti, tutto ciò nel rispetto delle regole di distanziamento sociale.

La giornata è stata organizzata e coronata dall’intervento di Abubakar Soumahoro, che si presenta oggi non solo come portavoce dei contadini della filiera agricola, ma come difensore di tutti gli Invisibili: rider, artisti, precari di tutte le professioni, negozianti in difficoltà, licenziati, disoccupati e migranti. Di tutte quelle persone in difficoltà che non riescono ad alzare la voce. Parla per loro Aboubakar, e per coloro che stanno inesorabilmente scivolando in questa categoria.

“Non vogliamo più essere invisibili, perché non siamo mai stati invisibili. Quando ci sfruttano non siamo invisibili, quando ci chiamano lavoratori o lavoratrici con la partita IVA non siamo invisibili, quando ci chiamano lavoratori facchini della logistica non siamo invisibili, quando andiamo a fare la consegna come rider non siamo invisibili.”

“Possiamo considerare un uomo libero chi ha fame? Chi ha la miseria?” La sua retorica fa riferimento a Sandro Pertini. “Non siamo liberi fintanto che abbiamo fame, fintanto che siamo disoccupati.”

foto di Elena Di Dio

Il discorso alla piazza di Soumahoro invoca una nuova politica: quella della solidarietà, della generosità, della giustizia sociale. La nuova politica dovrà costruire una società nuova, tramite un cammino che dovrà iniziare oggi e non fermarsi finché non avrà raggiunto lo scopo. Se i politici non daranno una dimensione di implementazione a queste proposte, saranno infatti gli Invisibili stessi a farlo. E noi di Large Movements saremo al loro fianco in questa battaglia per l’equità sociale.

Aboubakar Soumahoro lancia allora il Manifesto della Giustizia, della Libertà e della Felicità. Le proposte sono le seguenti:

  1. Piano di emergenza lavoro per far fronte alla crisi economica causata dal dilagarsi del nuovo coronavirus.
  2. Piano nazionale di edilizia popolare per l’emergenza abitativa.
  3. Riforma della filiera del cibo. “Perché vogliamo mangiare, ma vogliamo conoscere la provenienza del cibo e in che condizioni vertono i lavoratori dietro la filiera.”
  4. Riforma della politica migratoria.
  5. Giustizia ambientale declinata nella prospettiva della giustizia sociale. “I lavoratori non possono dover scegliere tra lavoro e salute.”
  6. Uguaglianza socio-economica.
  7. Inserimento della cultura, intesa come creazione di valori sociali, come indice di salute della nostra società all’interno del PIL.

Questi sono i punti iniziali, ai quali si aggiungeranno altri che emergeranno durante l’evolversi di questa esperienza politica inaugurata agli Stati Popolari.

Per quanto riguarda il quarto punto – riformare la politica migratoria – Soumahoro si propone di istituire un ente pubblico per dare risposte alle famiglie dei giovani italiani in giro per il mondo, per dargli il diritto di tornare. L’abolizione dei decreti “insicurezza” è necessaria poiché invece di garantire la sicurezza creano illegalità. Con riguardo a ciò, pochi giorni dopo gli Stati Popolari la Corte costituzionale si è espressa dichiarando l’incostituzionalità di parte del testo del decreto Salvini.

 Ciò che Aboubakar auspica è la rottura con la politica della razializzazione e del gradualismo basata sul “prima o poi si vedrà”. Egli richiede la cittadinanza per i bambini nati e cresciuti in Italia, lo Ius soli, nonché una riforma della politica dell’accoglienza.

Agli Stati Popolari Aboubakar Soumahoro ha chiesto un cambiamento alla politica italiana, generato da un’azione che dovrà sovvertire il sistema attuale, che privilegia gli interessi di pochi su quelli di molti.

“Non è la piazza della protesta, ma è la piazza della proposta. Abbiamo la responsabilità di camminare assieme per realizzarle, perché possiamo, perché dobbiamo.”

Il 5 Luglio scorso, in piazza San Giovanni a Roma, ci siamo accorti che siamo tutti invisibili, finché non siamo tutti visibili.

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