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Danimarca Offshore: la corsa al ribasso del governo danese.

Danimarca Bandiera

Il 3 Giugno il Parlamento danese ha approvato una nuova legge che permetterà di processare le richieste di protezione internazionale al di fuori dello stato, in un paese terzo.

È ormai risaputo che il governo socialdemocratico, dell’attuale Primo Ministro Mette Frederiksen, abbia come fine ultimo quello di accogliere il minor numero possibile di richiedenti asilo, e di portare, quindi, a quota zero i rifugiati, come si evince anche dalle altre politiche portate avanti dal governo, fra cui quella di rimpatriare i Siriani di Damasco.

Ma in cosa consiste la legge?

“Se fai domanda d’asilo in Danimarca, sai che sarai rimandato in un paese al di fuori dell’Europa, quindi, speriamo che la gente smetta di chiedere asilo in Danimarca” ha dichiarato Rasmus Stoklund, un portavoce del governo scandinavo all’emittente danese DR prima del varo della legge.

Il 3 giugno sono stati proposti ed approvati dei nuovi emendamenti che vanno a modificare le leggi danesi in materia d’immigrazione (Danish Alien Act). Queste istanze sono le ultime di una serie di misure restrittive sull’immigrazione che sono state introdotte dalla nazione scandinava negli ultimi anni, in particolare dopo l’afflusso del 2015 in Europa, al fine di scoraggiare i richiedenti asilo.

La legge permetterebbe alla Danimarca di processare le richieste di protezione internazionale in un paese partner all’esterno dell’Unione Europa nonché di spostarvi – in specifici centri di asilo preposti – i rifugiati arrivati in suolo danese.

La Danimarca, però, non è ancora riuscita a raggiungere un’intesa definitiva con nessun paese extra-UE affinché lo stesso ospiti i richiedenti asilo respinti dalla Danimarca. Un potenziale accordo potrebbe includere addirittura che i beneficiari di protezione internazionale ne facciano richiesta direttamente in questo terzo paese, privandoli, quindi, di qualsiasi possibilità di raggiungere il territorio danese.

Il disegno di legge è riuscito a passare con un ampio sostegno da parte dei legislatori, con 70 voti a favore, 24 contrari e 0 astensioni, e va ad inasprire sempre di più le severe politiche danesi sull’immigrazione, facendo partire una vera e propria corsa al ribasso per i diritti dei rifugiati. La legge, inoltre, mira a far entrare nel territorio scandinavo solo il numero di rifugiati che la Danimarca si è impegnata ad accettare in virtù dell’adesione allo schema di reinsediamento dei rifugiati delle Nazioni Unite.

Una vera e propria corsa al ribasso…

La legge varata dalla Danimarca rispecchia manifestatamente la volontà del governo scandinavo di non “farsi più carico” di nuovi rifugiati. Infatti, nel binomio fra sicurezza ed immigrazione, risiedono alcune “nuove” strategie di controllo dei flussi: le cosiddette politiche di extraterritorializzazione. Queste nuove politiche sono volte a prevenire l’ingresso di migranti e richiedenti asilo nel territorio di uno Stato, evitando, così, che potenziali rifugiati raggiungano le frontiere dove potrebbero presentare domanda d’asilo.

In passato, gli Stati negavano l’ingresso ai migranti sui valichi di frontiera od una volta entrati nel territorio. Tuttavia, è sempre più frequente che le Nazioni più colpite dai flussi migratori e/o che vogliano adottare misure restrittive in materia d’immigrazione, tendano ad impiegare queste strategie al di fuori del proprio territorio al fine di impedire ai rifugiati anche solo il mero accesso alla frontiera.

Tra queste misure vi sono: strumenti per inibire o fermare, direttamente o indirettamente, le persone che non sono in possesso di un’accurata documentazione dal raggiungere nuovi territori; misure di intercettazione ed interdizione, come i famosi respingimenti croati in Serbia; gli accordi con Stati terzi per controllare i flussi sin dai paesi di origine e/o di transito, come il Memorandum of Understanding Italia-Libia.

Gli emendamenti varati dal governo danese rientrano precisamente in quest’ultima categoria, che comprende anche il modello australiano d’asilo – a cui presumibilmente la Danimarca si è ispirata – ed i cosiddetti ‘hotspot’ nelle isole greche che dimostrano un’inadeguatezza di queste politiche volte solamente ad allontanare non solo fisicamente ma anche dal centro del dibattito pubblico i rifugiati, che diventano così sempre più invisibili.

… Per i diritti dei rifugiati.

Le organizzazioni non governative internazionali non sono state le uniche a schierarsi contro la nuova legislazione. L’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) per esempio, si è opposta con forza al ricorso da parte degli Stati europei a strumenti volti ad esternalizzare ad altri Paesi gli obblighi derivanti dalla richiesta di protezione internazionale e di domanda di asilo presentate nei propri territori.

Inoltre, secondo l’Agenzia, tali strategie che auspicano ad eludere la responsabilità statale nei confronti di rifugiati e richiedenti asilo sono in contrasto con lo spirito della Convenzione sui rifugiati del 1951 ma anche contro il Global Compact on Refugees. Secondo questi testi, infatti, i Paesi firmatari hanno accettato di condividere più equamente le responsabilità in materia di protezione dei rifugiati. L’UNHCR ha dichiarato che continuerà ad impegnarsi in dibattiti con la Danimarca al fine di elaborare nuove pratiche che tutelino la necessità di sicurezza del popolo danese ma che, al contempo, rispettino gli impegni internazionali che il Paese è chiamato ad assolvere.

Anche la Commissione Europea ha espresso preoccupazione per questa legge e le sue implicazioni, affermando che qualsiasi tentativo di esternalizzare le richieste d’asilo non è compatibile con le leggi dell’Unione, di cui la Danimarca è membro.

Il portavoce per la Commissione Europea Adalbert Jahnz, infatti, ha dichiarato che la gestione esterna delle richieste d’asilo solleva dubbi fondamentali sia sull’accesso alle procedure d’asilo che sull’effettivo accesso alla protezione, in quanto la deroga delle stesse non è possibile secondo le attuali regole dell’Unione Europea. Ciò è ancor più dimostrato se si pensa che tale approccio non fa parte delle proposte della Commissione per la riforma del sistema d’asilo dell’Unione. Dove, ciononostante, sono stati riscontrati ampliamenti agli investimenti miranti al contenimento dei flussi migratori.

Noi di Large Movements pensiamo che questa nuova legislazione sia in aperto contrasto con le norme internazionali in materia di asilo ed uniamo la nostra voce a quella delle organizzazioni che combattono ogni giorno per porre fine alla continua corsa al ribasso dei diritti dei rifugiati alla quale assistiamo quasi quotidianamente in Europa.


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Sara Massimi

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