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MODELLO RIACE: Come nasce, in cosa consiste e possibilità future

Pur se prima in pochissimi in Italia conoscevano la storia del borgo di Riace, paesino nella Locride calabrese, dal 2 ottobre di quest’anno il suo nome e quello del suo sindaco, Domenico Lucano, sono diventati ben noti a tutti tanto che si è cominciato a parlare del Modello Riace.

In quella data infatti, il primo cittadino è stato arrestato con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, indebito arricchimento ai danni dell’erario ed altre imputazioni – tutte respinte, eccettuato per quella di favoreggiamento dell’immigrazione, dal giudice per le indagini preliminari, che decide quindi di applicare la misura degli arresti domiciliari.

Il 17 ottobre il Tribunale del riesame, adito dalla Procura della Repubblica nel tentativo di ribaltare l’esito dell’ordinanza del g.i.p., revoca la misura cautelare applicata a Lucano ma ne dispone il divieto di dimore a Riace.

Lo stesso sindaco ha rivelato che la prima notte in cui è stato allontanato dal suo paese, ha dormito in macchina appena fuori Riace a simboleggiare la sua volontà di rimanere e lottare fino in fondo per difendere un progetto nel quale ha sempre creduto.

Attualmente, mentre siamo ancora in attesa che il Tribunale del riesame si pronunci nel merito, non mancano manifestazioni d’appoggio da parte di personaggi di spicco di ogni settore: dal mondo della musica a quello della letteratura, dal mondo del cinema a quello teatrale. Tra le varie, vale la pena di menzionare quella di Vittorio Sgarbi che, in qualità di sindaco di Sutri, alla vigilia dal primo mese dal suo arresto, ha deciso di conferirgli la cittadinanza onoraria della città.

Nascita e sviluppo del modello Riace

Nell’estate del 1998 Domenico Lucano lavorava come tecnico di laboratorio in una scuola da ormai 23 anni.

Quell’estate però, qualcosa di nuovo e del tutto inaspettato stava per avvenire. Sulle coste che si trovano a ridosso di Riace una nave piena di profughi, soprattutto curdi, ha attraccato e dalla stessa sono scesi in 800 tra uomini, donne e bambini.

All’epoca il Sistema dello SPRAR ancora non esisteva ed a Riace, paesino nel quale ormai risiedevano appena 400 persone anziane perché il resto era emigrato in cerca di qualche opportunità di lavoro, non era rimasto più nulla a testimonianza della ricca storia artigiana e della vita florida e sorridente che prima animava il borgo.

Così Lucano, prendendo spunto dal modello sociale delineato da Peppino Impastato per Cinisi (che lo stesso non riuscì a portare mai a termine poiché ucciso dalla mafia) ha cominciato a prendere forma quello che oggi è da tutti riconosciuto come “Modello Riace”.

Tale definizione però è invisa al primo cittadino, il quale sostiene che in questo modo sembra che si stia parlando di uno schema studiato a tavolino, di una strategia quando, nella realtà, tutti i risultati raggiunti ricorrendo a questo approccio sono mossi dalla più totale spontaneità.

Noi lo continueremo a chiamare Modello Riace quindi, solo per una mera praticità narrativa.

Ma in cosa consiste esattamente tale “Modello Riace”?

Anzitutto, la prima emergenza alla quale si è dovuto far fronte nell’immediato è stata quella relativa agli alloggi – proprio perché, come detto in precedenza, il sistema SPRAR non esisteva ancora all’epoca (tale sistema di protezione infatti, verrà istituito solo nel 2002).

Domenico Lucano, pur non essendo ancora sindaco, aveva notato dunque che a Riace vi erano numerosissime case abbandonate che, con gli opportuni restauri, potevano essere riutilizzate. Ha proposto dunque di ricollocare in dette strutture i migranti e di affidare loro anche le operazioni di restauro. La cittadinanza non si è opposta e così Riace ha iniziato a ripopolarsi gradualmente e quella tendenza all’abbandono del borgo da parte dei suoi abitanti originari si è interrotta.

Per i primi quattro anni dell’ambizioso progetto di integrazione portato avanti da colui che quasi immediatamente è poi diventato sindaco della città, nessun contributo statale è stato erogato al paesino e, pertanto, i suoi abitanti hanno dovuto ingegnarsi come potevano.

La necessità di essere autosufficienti ha fatto sì che le vecchie cantine del borgo, abbandonate ormai da tempo, venissero riaperte ed affidate ai migranti che le hanno trasformate in laboratori artigianali multietnici. Come il settore dell’artigianato poi, anche quelli della ristorazione e del terziario in generale hanno cominciato a rifiorire.

Grazie al coinvolgimento dei migranti in queste attività, unitamente alla convivenza a stretto contatto con gli abitanti del luogo, l’integrazione è avvenuta in tempi quanto mai rapidi e la cittadinanza del borgo si è detta infinitamente soddisfatta ed addirittura entusiasta della presenza dei migranti sul territorio dal momento che, senza di essi, Riace sarebbe stato destinato a scomparire presto.

A quel primo sbarco nel 1998 ne sono seguiti molti altri e, sebbene tanti dei migranti arrivati nel paesino calabrese hanno proseguito quasi subito il loro viaggio, molti hanno scelto di rimanere e stanziarvisi.

Per far fronte alle varie esigenze delle numerose culture che sono venute a coesistere nella stessa realtà senza creare delle pericolose differenze sociali, a Riace sono state inaugurate negli anni: pluriclassi, asili multietnici e laboratori medici con personale addestrato a rispettare i differenti culti.

Questo ha fatto sì che nel 2015, su 1.600 abitanti Riace ospitava oltre 700 richiedenti asilo perfettamente amalgamati nel tessuto sociale. Dal 2015 il numero è diminuito a causa dalla sempre più crescente pressione sia sul piano sociale che politico, ma rimane pur sempre un borgo in cui coesistono almeno 20 etnie diverse che danno vita ad una pittoresca comunità globale che viene celebrata a livello sia nazionale che internazionale. Appoggio infatti è stato manifestato dall’Onu tramite il suo inviato speciale per il Mediterraneo, Vincent Cochetel; dall’ex ministro all’integrazione, Cécilie Kyenge; da giornalisti quali Gad Lerner e Ida Dominijani; da testate giornalistiche di spicco, quali l’Internazionale e la BBC; da sindaci di varie città, come ad esempio quelli di Ferrara, Napoli e Lecce; da personaggi ben noti al grande pubblico, quali Giuseppe Fiorello, Cecilia Strada ed Alessandro Gassman (che hanno espresso la loro solidarietà al primo cittadino del paesino calabrese sui social, aderendo alla campagna #iostoconmimmo) ed anche da parlamentari europei.

Il successo dell’esperimento portato avanti nel piccolissimo borgo calabrese infatti, ha fatto il giro del mondo ed ha fatto nascere un nuovo tipo di turismo, mai visto prima in Italia: il turismo solidale.

Questa nuova frontiera del turismo consiste nel visitare il borgo ed i suoi laboratori artigianali multietnici ma soprattutto si può soggiornare in una delle case ristrutturate del centro storico, condividendo parte delle giornate con coloro che vi risiedono.

Intervistato da Fabio Fazio, Lucano ha affermato che, con la sua sospensione dall’incarico ed il blocco dei finanziamenti pubblici, il sistema da lui incardinato – e per il quale la rivista Fortune l’ha inserito nell’elenco delle 50 persone che possono effettivamente contribuire a cambiare il mondo – rischia di collassare su sé stesso. In breve tempo quindi, tutte le strutture costruite in nome di quel modello di integrazione delineato dal diritto internazionale umanitario e rispettoso delle esigenze delle comunità locali, sono destinate a scomparire. E con esse, si interromperà anche il turismo solidale, una delle prime fonti di reddito per il borgo.

Il primo cittadino, pur rispettando i tempi processuali, chiede però che vengano restituiti quantomeno quei fondi statali dovuti a Riace per i servizi già resi e che sono stati sospesi a seguito del suo arresto.

Una volta ottenuto il denaro che gli spetta, secondo Lucano, Riace può anche tornare alle origini del progetto, producendo cioè il necessario per la sopravvivenza di tutti, appoggiandosi però alla rete internazionale che supporta l’iniziativa del suo sindaco. Questo perché, per dirla con le stesse parole di Lucano, “non è possibile che deve prevalere questa società delle barbarie, della disumanizzazione. Il nostro sforzo è quello di costruire una nuova civiltà, in cui prevale la fraternità, la normalità (…..) Ma non è normale avere un impulso di sensibilità umana quando vicino a te c’è una persona che ti chiede di essere aiutata?

In questo spazio, si è scelto volontariamente di non entrare nel merito della vicenda giudiziaria perché la stessa è ancora in corso e si ritiene che qualsiasi commento sia del tutto fuoriluogo, dal momento che non si può conoscere l’esatto contenuto delle carte processuali. Per eventuali domande e richieste di approfondimento sul tema quindi, potete contattarci al nostro indirizzo e-mail e vi forniremo maggiori informazioni a riguardo.

In definitiva, sicuramente il “modello Riace” ha le sue luci e le sue ombre, come normalmente accade in tutti i casi in cui si dà inizio ad un qualcosa di radicalmente ed intrinsecamente nuovo, ma ha dimostrato di essere il più efficace finora – tanto da essere celebrato sia da organizzazioni umanitarie del calibro dell’Onu, sia da varie istituzioni locali, esperti del settore ed addirittura una rivista dedicata al business globale di fama mondiale quale Fortune (segno che quindi quello proposto da Lucano, è un modello vincente anche da un punto di vista economico) – per cui concludendo con le parole del suo sindaco: “se è stato possibile a Riace, che è uno tra i paesi in un’area tra e le più depresse di Italia, può essere possibile dappertutto”.

Se volete sapere di più sul nostro sistema di accoglienza potete leggere i nostri articoli sulla prima fase di accoglienza e sulla seconda fase!

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