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GLOBAL COMPACT ON MIGRATION: l’Italia delle Fake News colpisce ancora

Banner dell Global Compact on migration

Il 19 Dicembre 2018 è stato ratificato presso l’Assemblea Generale dell’ONU a New York, il Global Compact per una “migrazione sicura, ordinata e regolare”. Il testo è stato adottato grazie al voto di 152 Paesi favorevoli, contro i 5 contrari ed i 17 astenuti. Tra questi ultimi, completamente a sorpresa, troviamo anche l’Italia del vecchio Governo giallo-verde. L’astensione del nostro Paese infatti non era affatto prevista – contrariamente al voto in senso negativo od all’astensione di Paesi tradizionalmente chiusi nei confronti della crisi umanitaria degli ultimi anni (a mero titolo di esempio, basti pensare ad Ungheria, Austria e Polonia).

L’Italia d’altro canto, già dal 2016 con il Governo Renzi aveva espresso parere favorevole alla stesura del documento in occasione della prima seduta ONU interamente dedicata alla crisi migratoria ed aveva partecipato attivamente agli stessi lavori preparatori. Ed anche il primo Governo Conte aveva inizialmente salutato positivamente il documento, salvo poi ritirare il suo appoggio due mesi dopo senza che il testo stesso fosse stato modificato in alcuna parte. Le motivazioni fornite dal Governo per giustificare tale scelta poi, come si dirà in seguito, sono del tutto infondate.

Ma prima vediamo quale è il contenuto di tale Accordo.

Scopo & Contenuto

Anzitutto va detto che il testo può essere visto come un importante tentativo di affermare un nuovo concetto di migrazione a livello istituzionale internazionale. La migrazione quindi viene per la prima volta concepita come diritto per tutti – perfettamente in linea con i valori sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

Per la prima volta quindi, i Paesi membri dell’ONU delineano una piattaforma incentrata sui migranti ed i loro diritti, dove vengono segnalate alcune strade che dovrebbero essere intraprese.

Il condizionale in questo caso è d’obbligo dal momento che l’attuazione dell’Accordo è su base volontaria, per cui l’applicare o meno quanto contenuto nel documento è materia di competenza esclusiva nazionale – contrariamente a quanto dichiarato, come si vedrà in seguito, dai Paesi che si sono astenuti o si sono detti contrari alla sigla del suddetto Accordo.

Con i 23 punti elencati nel Patto, si vuole cercare di andare a ridurre al minimo le condizioni che spingono le persone ad emigrare. Questo vuole essere chiaramente uno stimolo per negoziare e sottoscrivere accordi bilaterali con i Paesi d’Origine dei migranti, nel tentativo di fornire assistenza concreta per fronteggiare le cause principali che portano la loro popolazione ad abbandonare la propria terra d’origine.

Altro principio fondamentale espresso nel documento è quello della necessità di contrastare lo sfruttamento dei lavoratori migranti. In questo modo infatti, non si tutelano solo i nuovi arrivati sul territorio ma anche i lavoratori autoctoni, che così non devono far fronte alla concorrenza spietata e sleale determinata proprio dalla mancata fruizione dei diritti fondamentali da parte del lavoratore sfruttato.

Di seguito, vediamo i 23 punti contenuti nel Global Compact on Migration nel dettaglio:

 1. Raccogliere e utilizzare dati accurati e disaggregati come base per le politiche basate su elementi concreti;

2. Ridurre al minimo i fattori negativi e i fattori strutturali che costringono le persone a lasciare il loro paese d’origine;

3. Fornire informazioni accurate e tempestive in tutte le fasi della migrazione;

4. Garantire che tutti i migranti abbiano la prova dell’identità legale e documentazione adeguata;

5. Migliorare la disponibilità e la flessibilità dei percorsi per la migrazione regolare;

6. Agevolare il reclutamento equo ed etico e salvaguardare le condizioni che garantiscono un lavoro dignitoso;

7. Affrontare e ridurre le vulnerabilità nella migrazione;

8. Salvare vite umane e organizzare sforzi internazionali coordinati per i migranti dispersi;

9. Rafforzare la risposta transnazionale al traffico di migranti;

10. Prevenire, combattere e sradicare la tratta di esseri umani nel contesto della migrazione internazionale;

11. Gestire i confini in modo integrato, sicuro e coordinato;

12. Rafforzare la certezza e la sistematicità delle procedure di migrazione per gestire in maniera appropriata screening, valutazione e rinvio;

13. Utilizzare la detenzione solo come misura di ultima istanza e lavorare per individuare alternative;

14. Migliorare la protezione consolare, l’assistenza e la cooperazione nel ciclo migratorio;

15. Garantire l’accesso ai servizi di base per i migranti;

16. Responsabilizzare i migranti e le società affinché si realizzino la piena inclusione e la coesione sociale;

17. Eliminare tutte le forme di discriminazione e promuovere un discorso pubblico basato su elementi concreti per modellare la percezione della migrazione;

18. Investire nello sviluppo delle competenze e facilitare il riconoscimento reciproco delle competenze e delle qualifiche;

19. Creare condizioni affinché i migranti contribuiscano pienamente allo sviluppo sostenibile in tutti i paesi;

20. Promuovere il trasferimento più rapido, più sicuro ed economico delle rimesse e favorire l’inclusione finanziaria dei migranti;

21. Cooperare per agevolare il ritorno sicuro e dignitoso e la riammissione, nonché la reintegrazione sostenibile;

22. Stabilire meccanismi per la portabilità dei diritti di sicurezza sociale e dei benefici ottenuti;

23. Rafforzare la cooperazione internazionale e la partnership globale per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

Differenza con Global Compact on Refugees

Diverso dall’Accordo qui in commento è, invece, il Global Compact on Refugees (clicca qui per il testo) approvato il giorno prima di quello sulle migrazioni (18 dicembre 2018) ed avente sorte completamente diversa.

Quest’ultimo documento infatti è stato ratificato da 181 Paesi con 3 astensioni e solo 2 voti contrari: Usa ed Ungheria. Questa volta l’Italia ha votato a favore.

Tramite tale Accordo si cerca di delineare una strategia comune per la gestione dell’accoglienza dei rifugiati, fondata sui principi espressi dalla Convenzione di Ginevra del 1951. Questi infatti, si ribadisce, sono gli unici destinatari delle norme in materia di protezione internazionale ed ecco perché si è voluto dividere la disciplina del loro fenomeno da quella delle altre tipologie di migranti.

Nello specifico, tramite il documento si vorrebbe favorire l’autonomia dei rifugiati nei Paesi di primo sbarco, aumentando e migliorando servizi e politiche di inclusione (ad esempio in materia di istruzione e lavoro). Per di più, gli obiettivi enunciati nell’Accordo devono essere verificati ogni 4 anni da un Forum globale indetto proprio per il controllo dell’operato dei vari Paesi firmatari.

Critiche e fake news

Come si è detto, l’Italia non ha preso parte alla votazione in materia del Global Compact on Migration anche se, fino a due mesi prima, vi erano state solo dichiarazioni di plauso relativamente al documento da parte del Governo.

Il drastico e repentino cambio di rotta del Governo è con tutta probabilità da attribuire all’influenza dell’allora Ministro degli Interni, Matteo Salvini, e del suo partito, la Lega Nord, che all’epoca era il partito con la maggioranza popolare.

Un portavoce della Lega infatti, pochi giorni prima del voto all’ONU, aveva dichiarato che “ci sembra assurdo dare ad un organismo non eletto che non risponde direttamente ai cittadini una competenza propriamente statuale” e che, se il documento venisse adottato, si assisterebbe ad una vera e propria invasione di immigrati in Italia.

Nel Global Compact però, non vi è alcuna norma che assegna all’ONU competenza in materia di immigrazione tanto è vero che una delle disposizioni d’apertura definisce il documento come una “piattaforma non vincolante, cooperativa che favorisce la cooperazione internazionale tra attori rilevanti circa la migrazione, riconosce che nessuno Stato può affrontare il fenomeno migratorio da solo, conferma la sovranità degli Stati e le loro obbligazioni in base al diritto internazionale

Questo dunque, è solo un accordo-cornice non vincolante in base al quale un Paese firmatario – se vorrà – potrà sottoscrivere accordi con i Paesi d’origine o con altri Stati per regolare al meglio il fenomeno.

Per di più, l’Accordo mira ad intervenire sulle cause che in primis spingono le persone ad abbandonare i propri Paesi d’origine, nel contempo rafforzando però, gli accordi di rimpatrio. Il fatto che viene richiesto un trattamento più umano delle persone quindi, non può essere visto come un incentivo all’invasione.

Un altro motivo addotto dall’Italia come giustificazione alla mancata ratifica del Global Compact è che questo metterebbe sullo stesso piano – equiparandone le discipline quindi – migranti economici e rifugiati politici.

Come abbiamo avuto modo di esaminare prima, anche tale affermazione è assolutamente falsa.

Al di là del fatto che l’ONU ha deciso di adottare il Global Compact on Refugees proprio per dividere e meglio regolare le due discipline – potendo così affrontare le problematiche specifiche di ciascuno dei due gruppi con misure ad hoc per i beneficiari –, al punto 4 del Preambolo del documento si legge che “Rifugiati e migranti hanno diritto agli stessi diritti umani universali e libertà fondamentali tuttavia migranti e rifugiati sono gruppi distinti, regolati da sistemi legali differenti. Solo i rifugiati hanno diritto a una specifica protezione internazionale definita dalle norme internazionali sui rifugiati”.

Rifugiati e migranti quindi, vengono messi sullo stesso piano dall’Accordo solo in merito alla fruizione dei diritti e delle libertà fondamentali che sono riconosciuti a tutti gli esseri umani.

Da queste nette contraddizioni tra la dialettica politica e l’effettivo contenuto del documento quindi, si può dedurre che il reale motivo del cambio di rotta dell’Italia (che il giorno prima firma un Accordo sui Rifugiati ed il giorno dopo nega il consenso per un Accordo sui Migranti, per il quale aveva invece sempre espresso parere favorevole partecipando anche ai lavori di stesura) sia meramente il frutto dell’adozione di politiche sempre più xenofobe e populiste che si discostano completamente dalla realtà dei fatti, arrivando addirittura a negare quello che è “scritto nero su bianco”.

Per dirlo con le parole della Cancelliera Angela Merkel, questo altro non è che “nazionalismo nella sua forma più pura” laddove si sostenga di “poter risolvere tutto da soli senza dover pensare a nessun altro”.

Certo è che, non avendo carattere vincolante, ci vorrà un po’ di tempo prima che i principi dell’Accordo vengano effettivamente implementati negli Stati firmatari ma il Global Compact on Migration (e quello on Refugees) può essere visto come una prima solida e concreta base di partenza per ridisegnare le linee guida che la cooperazione internazionale dovrà seguire negli anni futuri per poter effettivamente e positivamente fronteggiare il fenomeno.

Sei interessato ad altri aspetti della normativa internazionale? Allora potrebbero interessarti il nostro articolo sulla COP 25!

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