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Cécile Gréboval: la Convenzione di Istanbul e la tutela delle donne migranti

In questa puntata di LM Talks affrontiamo un tema molto attuale, visti i recenti risvolti per quanto riguarda la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica, conosciuta anche come Convenzione di Istanbul.

Neanche 10 anni fa, proprio ad Istanbul, i Paesi membri del Consiglio d’Europa si sono infatti riuniti per definire delle linee comuni di prevenzione e tutela delle donne vittime di violenza domestica e di genere. La Convenzione è stata ratificata da 34 Paesi, per prima dalla Turchia.

Risulta tristemente ironica l’ufficializzazione del ritiro della Turchia dalla stessa Convenzione, avvenuta lo scorso primo luglio 2021. L’atto, fortemente voluto dal presidente Recep Tayyip Erdoğan, implica un aumento del rischio di subire violenza per milioni di donne e ragazze turche e delle numerose nazionalità presenti in Turchia. Il ritiro da una Convenzione internazionale per i diritti umani di un Paese frontaliero rappresenta una grande minaccia nei confronti dei diritti di migliaia di migranti bloccati alle porte dell’Europa. Poiché parliamo di diritti delle donne, lo status di estrema vulnerabilità delle donne migranti rende particolarmente allarmante la situazione in Turchia, crocevia di migrazioni provenienti da molti Paesi dell’Asia, del Medio Oriente e dell’Africa.

In questo episodio, registrato prima dell’annuncio di Erdoğan, L’M POW! – la rubrica di Large Movements dedicata all’empowerment femminile delle donne migranti – ha incontrato Cécile Gréboval, che ci introduce il tema delle politiche di genere e di tutela della donna nel contesto dell’Unione Europea.

Gréboval si occupa infatti di Program Management all’interno del Consiglio d’Europa e vanta 20 anni di esperienza negli ambiti della parità di genere, della non-discriminazione e dei diritti umani a livello europeo ed internazionale. Di recente ha partecipato alla redazione di un report per la Convenzione del Consiglio d’Europa, riguardo la prevenzione e la lotta contro la violenza domestica e la violenza contro le donne. L’intervista analizza dunque i contenuti del paper, dal titolo “Gender-based asylum claims and non-refoulment: articles 60 and 61 of the Istanbul Convention” (Le richieste d’asilo basate sulla questione di genere ed il principio di non-respingimento: articoli 60 e 61 della Convenzione di Istanbul, ndr).

La prospettiva di genere si è fatta spazio all’interno delle politiche dell’Unione Europea negli ultimi decenni, significando una presa di coscienza del divario tra uomo e donna presente in quasi tutti gli ambiti di intervento. Il report affronta la situazione della discriminazione contro le donne all’interno della questione migratoria, evidenziando da un lato una grande disparità in merito alle misure di protezione delle donne vittime di violenza adottate da ciascuno Stato membro, dall’altro il fatto che tali misure sono per lo più non effettivamente attuate. Vengono inoltre analizzate le misure di prevenzione e di protezione dalla violenza nei luoghi interessati dall’intervento europeo: le frontiere ed i campi profughi.

Gréboval ci spiega il suo lavoro all’interno della Divisione per la Parità di Genere della DGII del Consiglio d’Europa, evidenziando le difficoltà di implementazione dei principi elencati nella Convenzione di Istanbul all’interno dei Paesi che l’hanno ratificata. Questo richiede uno sforzo ulteriore quando parliamo di donne migranti, spesso invisibili dentro le società di arrivo e minacciate, oltre che dalla scarsa tutela dei propri diritti umani, anche dall’evenienza del rimpatrio.

A tal proposito, spiega Gréboval, è necessario fare una panoramica sul principio di non-respingimento applicato alle donne migranti tanto nei cosiddetti “Paesi sicuri” quanto, e soprattutto, in quelli in cui molte di loro rischiano di essere rimpatriate. Per perseguire questo obiettivo, il Consiglio d’Europa sta attualmente preparando una nuova Raccomandazione sulla tutela delle donne migranti. Questa raccoglierà nello stesso testo le misure già esistenti, necessarie a proteggere i diritti delle donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo durante tutto il percorso migratorio: sia durante il viaggio che al momento dell’arrivo nel Paese ospitante, ma anche durante un eventuale rimpatrio. Attraverso l’omologazione delle misure più incisive presenti in ambito europeo, il Consiglio vuole fornire uno strumento unico e più funzionale per la protezione di queste donne che miri a raggiungere la parità di genere nel contesto delle politiche migratorie.

Inoltre, alcuni Paesi membri dell’Unione Europea stanno promuovendo campagne di sensibilizzazione a favore della parità di genere nei Paesi di origine delle migrazioni attraverso le cosiddette “politiche estere femministe”.

Infine, Gréboval presenta una panoramica delle misure di prevenzione e tutela delle donne vittime di violenza adottate nei luoghi delle migrazioni: i campi profughi e le frontiere. La situazione di estrema vulnerabilità dei migranti in questi contesti, associata alla nota difficoltà di gestione da parte delle autorità ed organi istituzionali presenti sul campo, evidenziano come anche solamente la presenza di servizi base – come quelli igienico-sanitari o psicologici, la possibilità di denunciare le violenze in sicurezza, l’educazione e la sensibilizzazione di donne e uomini contro la violenza di genere – consisterebbero in un primo passo concreto verso l’empowerizzazione delle donne migranti.

Tuttavia, la situazione attuale di violazione dei diritti delle donne migranti rappresenta una sfida, non solamente nei campi profughi e sulle frontiere, ma anche nei Paesi di origine e nei Paesi membri dell’Unione Europea. Sfida più o meno ardua a seconda dell’avvenuta ratifica o meno da parte dello Stato della Convenzione di Istanbul, ma certamente ben presenti in tutti i contesti sociali.

Noi di Large Movements concentriamo i nostri sforzi per contribuire a creare un mondo in cui le donne migranti e le donne tutte possano godere degli stessi diritti riservati agli uomini, e siamo lieti di diffondere l’importante lavoro che Cécile Gréboval ed il Consiglio d’Europa svolgono quotidianamente verso un mondo libero da discriminazioni e violenze di genere.

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Elena Di Dio

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