Close

La COP26 e le voci inascoltate dei popoli indigeni

di Laura Cariati

Tra il 31 ottobre e il 12 novembre si è tenuta a Glasgow, in Scozia, la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), meglio conosciuta come COP26. Gli obiettivi prefissati erano:

  • azzerare le emissioni di carbonio e limitare l’aumento delle temperature a 1.5 °C;
  • proteggere gli habitat naturali e le comunità che vi vivono;
  • mobilitare i finanziamenti;
  • rafforzare la collaborazione tra governi, imprese e società civile.

Il Glasgow Climate Pact (Patto sul clima di Glasgow), nome dato all’accordo raggiunto dai negoziatori presenti alla Conferenza, ha lasciato l’amaro in bocca a tutti coloro che si aspettavano il raggiungimento di traguardi più ambiziosi.

La questione più controversa della COP26 è stata quella di rendere operativo l’articolo 6 dell’Accordo di Parigi siglato durante la COP21 tenutasi nel 2015. L’articolo in questione consente agli Stati di apportare strategie, che devono essere comunicate alle Nazioni Unite attraverso il piano Nationally Determined Contribution (NDC), per la riduzione delle emissioni di CO2 e qualora non riescano a raggiungere tale obiettivo possono acquistare la differenza mancante attraverso dei crediti di carbonio generati su territorio internazionale.

L’esclusione delle delegazioni dei popoli indigeni

Molte critiche sono state mosse dagli attivisti indigeni, i quali hanno definito il Patto di Glasgow come una condanna a morte poiché l’articolo sopra citato va a vantaggio delle aziende che accrescono i loro profitti a scapito delle comunità locali e dei diritti dei popoli indigeni. A testimone di ciò durante la Conferenza è stata concessa la partecipazione a più di 500 membri delle lobby dei combustibili fossili che sono affiliati alle più importanti compagnie petrolifere e di gas, mentre le delegazioni delle popolazioni indigene sono state escluse dalla COP26. I rappresentanti delle popolazioni indigene hanno dichiarato che dagli Accordi di Parigi poco è cambiato e che continuano le violazioni dei loro diritti culturali e territoriali attraverso le deforestazioni, gli espropri delle terre e la mancanza di beni primari come l’acqua e i cambiamenti climatici peggiorano le condizioni dei loro habitat sempre di più. In aggiunta a ciò, in questi anni sono stati uccisi 1.005 difensori dell’ambiente, uno su tre era un indigeno, tra cui l’honduregna Berta Cáceres che era stata insignita del Goldman Environmental Prize per la difesa dell’ambiente per essersi opposta alla costruzione di una diga lungo un territorio considerato sacro dalla comunità Lenca. È stato notato che i due terzi delle organizzazioni che solitamente presenziano alla COP non hanno potuto partecipare a causa di problematiche dovute ai visti, alla mancanza di accesso ai vaccini contro il Coronavirus e alle modifiche delle regole di spostamento da un paese all’altro. Tra i maggiori assenti i paesi del sud del mondo che subiscono i danni peggiori a causa dei cambiamenti climatici.

Eppure molto si può imparare dalle tradizioni e dallo stile di vita delle popolazioni indigene che vivono in simbiosi con la natura e la considerano parte integrante del loro essere, se non la Madre da cui tutto nasce. Secondo un rapporto pubblicato quest’anno dall’Ufficio Regionale per l’America Latina e i Caraibi della FAO, le comunità indigene sono i migliori guardiani dell’ecosistema mondiale infatti, il tasso di deforestazione è molto più basso nei territori indigeni laddove il governo ha riconosciuto formalmente i diritti alla terra di quelle popolazioni. Un esempio significativo è il Brasile, tra il 1982 e il 2016 tutti i territori indigeni i cui abitanti hanno ricevuto i diritti di proprietà collettiva da parte del governo, hanno avuto un tasso di deforestazione inferiore al 66%.

Un grande contributo da parte di chi compone il 6% della popolazione mondiale ma difende l’80% della biodiversità del pianeta.

Se ti è piaciuto l’articolo, CondividiCi! 

FONTI E APPROFONDIMENTI:

Laura Cariati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Leave a comment
scroll to top